La differenza fra Renzo Bossi e me

E come faccio a spiegarvi l’enorme differenza fra Renzo Bossi e la mia modestissima persona? Io non ho comprato una laurea, lo stato mi frega dieci volte al giorno con tasse, gabelle, multe ingiuste, corsi di aggiornamento a pagamento, eccetera. Il mio stipendio è un ventesimo del suo ogni mese (e per di più precario) e non ho neppure una famiglia che conta. More

Le quote rosa e il panda

Diremmo quasi fuori le donne da questi partiti e da queste istituzioni che non ci rappresentano! Non vorremmo mai essere complici della rovina di milioni di italiani che il governo e le istituzioni stanno ponendo in atto, usando l’arma fittizia della crisi economica! Stare nelle istituzioni significa volere cambiare dall’interno lo status quo, ma noi vogliamo cambiare il mondo! Questo modo di fare politica all’interno di partiti che sostengono il sistema capitalista e che fanno pagare la crisi della finanza ai più deboli, è contro le donne e le donne che lavorano per questo sistema sono complici delle ingiustizie e della disuguaglianza che esso produce ogni giorno. More

Lavorare con lentezza

Oggi è necessario un elogio all’ozio, anzi all’otium latino, e questo è un post politico. Perché in una società che corre più in fretta della fretta, dove le mode cambiano un minuto dopo che hai acquistato, dove anche i sentimenti diventano usa e getta e ci siamo abituate a tutto, a vedere una fila di poveri cristi che elemosinano per strada senza battere ciglio, a produrre consumare crepare, a cambiare tutto attorno a noi (e infondo infonfo a non cambiare niente) e non rimane più un briciolo di umanità in nome del progresso, io l’elogio alla lentezza oggi lo voglio proprio fare. More

Le mimose le butto dal balcone

Io mi trovo veramente in imbarazzo a scrivere dell’8 marzo, però non riesco nemmeno a non dire nulla sull’ipocrisia che circonda questa celebrazione commerciale. Vogliamo davvero parlare di donne? Se lo vogliamo fare non possiamo dimenticare che a Brescia qualche giorno fa una donna è stata uccisa con il suo compagno da un ex, assieme alla figlia di lei poco più che maggiorenne e al fidanzato di questa. Uccisi tutti e quattro a colpi di arma di fuoco. E mentre la stampa non aveva ancora finito di parlare (ricamandoci su) del “delitto passionale”, un maschio, “folle di gelosia”, strangola la moglie dopo un litigio. Non sono i primi omicidi commessi da uomini (parenti, amanti, amici, conoscenti) ai danni delle donne e delle persone loro vicine di quest’anno. Femminismo a Sud li sta contando: siamo a quota 36 ed è solo il 7 marzo. More

No Tav e dis-informazione

Informazione contro contro-informazione. Sulla questione della Tav, chi non è militante o sensibile alla causa, difficilmente potrà capire davvero qualcosa, se si limita a leggere la stampa o, peggio, a guardare la televisione, vista la macchina propagandistica a favore dello scempio del territorio valsusino e degli interessi di pochi, messa in atto dall’inizio della vicenda a oggigiorno. La situazione in sostanza è questa: l’informazione delle principali testate nazionali e dei telegiornali prova a mescolare le carte per non fare capire nulla a chi non si informa autonomamente, a chi non si sbatte a cercare su internet, a chi non segue da vicino la vicenda della Tav. “Eppur si muove”, perché nonostante la scandalosa situazione in cui riversano stampa e giornalismo italiani, la vicenda della Tav sta mobilitando migliaia di persone di tutto lo stivale, come è accaduto ieri, con la manifestazione in Val Susa, segno che non tutti dormono e che non tutti si bevono le verità ufficiali, cioè le false verità, le bugie sì insomma. Come accadrà oggi nelle principali città italiane, dove dalle 18 andremo piazza di nuovo. More

L’imene artificiale e il mito della verginità da decostruire

Vengo a conoscenza dal Corriere della Sera che in Cina hanno vietato le vendite dell’imene artificiale, perché causerebbe infezioni. E io che non ero al corrente neppure dell’esistenza! L’imene artificiale, questa genialata orientale, permette di ricostruire la verginità in maniera pratica e senza operazioni chirurgiche ed è una membrana che, dopo opportuno inserimento, rilascia durante la penetrazione un liquido rosso simile al sangue, in giusta quantità! More

Non ci sono più le classi sociali?

Ditelo ad Antonio, che ha 15 anni ed è ancora alla scuola media. Suo padre è in carcere e la madre lavora come donna delle pulizie, ha un fratello grande che spaccia ai giardinetti e la vita gli corre via da mattina alla sera, senza sapere che ci fa sul quel banco divenuto così piccolo, a non imparare cose che forse non gli serviranno mai, mentre sogna di andare al prossimo “Grande fratello” per riscattarsi. L’anno prossimo che farà? Chi diventerà? Cosa gli riserva il futuro?

Ditelo a Martina, che fa il primo anno di classico, ma non si sa se ce la farà. Alle medie era brava e faceva tutto da sola ma ora i professori hanno già capito che i suoi, anche se benestanti, non hanno un background culturale, per cui Martina si deve arrangiare…Ci sono molte cose che non capisce e ha già preso 4 in diverse occasioni, è anche incasinata col suo corpo che cresce senza che lei sia davvero pronta a tutti questi cambiamenti e fa fatica a concentrarsi. Quando torna da scuola sua madre le parla di vestiti e di borse, progetta vacanze chissà dove e lei è lì che vorrebbe che qualcuno la aiutasse a tradurre un brano dal greco, ma niente. La prof non spiega bene, non gliene importa un fico secco di quello che fa e dà tutto per scontato, come se una persona di una famiglia “normale” a casa parlasse di Schliemann e della questione omerica. I suoi compagni più bravi si fanno aiutare a casa dalle mamme laureate che si siedono accanto a loro, per tradurre le versioni. More

Dure a morire!

Eravamo a scuola e ci avete detto che tramite l’istruzione ci saremmo liberate e avremmo potuto trovare il lavoro che volevamo, che ci saremmo realizzate, che non saremmo state come la maggior parte delle nostre madri operaie nel setificio, impiegate alla Fiat, casalinghe incalzate dal marito a cui non va bene niente, donne delle pulizie a ore, madri per sempre.

Ci avete detto che oramai erano gli anni Ottanta e che il corpo era nostro, c’era stata la rivoluzione sessuale già da oltre un decennio e che finalmente noi saremmo state libere di fare quello che volevamo: zero figli, un figlio, due figli, dieci figli. Potevamo anche farli con dieci compagni diversi, perché tutti/e comprendevano che il matrimonio era una istituzione in crisi e nessuno ci avrebbe giudicate. E, se si vuole abortire, ecco la 194, apposta per noi! Le donne degli anni Cinquanta se la sognavano la 194, costrette a chiedere aiuto alle mammane! More

Da Rossella O’Hara ai No Tav: una storia d’amore

Sono cresciuta a pane e Rossella O’Hara, ripetendo le battute di Via col vento, senza capirle poi tanto: mi piacevano i vestiti dell’eroina, il fatto che sapesse restare in piedi, cocciuta e testarda, in ogni circostanza, i baci appassionati di Rhett, il suo giro vita di 40 centrimetri e la terra rossa di Tara.

Se dovessi rivedere oggi il capolavoro anni ’40, probabilmente avrei mille critiche pallose da fare o forse me lo godrei così com’è, con la storia d’amore a finale aperto e il fazzoletto in mano. Ma una cosa mi resta in mente più di altre, la questione dell’attaccamento alla propria terra, alle proprie origini, alle radici, insomma. Ecco questa è una cosa che io non sento molto, credo perché sono nata e cresciuta in uno dei luoghi periferici più brutti e maltrattati d’Italia, dove il cielo è grigio 364 giorni l’anno e il grigio domina anche su tutto il paesaggio. Capita. More

Il marketing della ribellione (ovvero la parte seconda)

Di nuovo un’analisi azzeccatissima di Elisabetta Teghil sulla tematica della “ribellione” e di come sia, a volte e purtroppo, una pratica fine a se stessa…

Il telefonino e la ribellione sono diventati oggetti indispensabili per tutte/i.
Ma, la ribellione, una protesi identitaria per alcune/i.
Ci sono top-model ribelli, attrici ribelli, principesse ribelli, scrittori e pittori ribelli e, naturalmente, accademici e studenti ribelli.
Questa epidemia di ribellione non impressiona né il capitale, né le sue appendici repressive, polizia e magistratura.
Non contenti tutte/i questi/e ribelli si autorappresentano come “scomodi” per questa società. E, buon ultimo, si definiscono “disubbidienti”.
L’esibizione è diventata un meccanismo del capitalismo mediatico. Tutto si risolve nell’ “épater les bourgeois”.
Dobbiamo avere chiavi di lettura per distinguere tutti costoro dai veri/e ribelli, disubbidienti e scomodi/e? Non ce n’è bisogno, questo già lo fa per noi la borghesia. More

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