Madri, maternità, rifiuto

Quello splendido giornale che è Libero, oggi ci regala una perla di articolo sul fatto che le donne italiane non facciano più figli, articolo condito di becero razzismo e qualunquismo, senza tralasciare di proporre misure per la fecondità italiana di stampo fascista e offensive nei confronti delle donne. Forse l’articolo è ironico, ma non si coglie bene nemmeno questo, perché è talmente infarcito di elementi di disturbo, che l’ironia non è cristallina. Non è questa la sede in cui mi interessa commentare gli articoli di tale quotidiano, perché si pone a tal punto in basso che anche le virgole sono criticabili, figuriamoci i contenuti! Comunque potete trovare qui in basso il link di letteraviola, in cui si può leggere il testo pubblicato su Libero. Altro

Benvenuta nel mondo dei normali. Parte prima

Finiti o interrotti gli studi, prima o poi, anche solo per mera necessità, una persona si ritrova coinvolta nel mondo del lavoro e deve cambiare abitudini, stile di vita, ritmi! Beate quelle e beati quelli che non lo devo fare, che hanno un lavoro che le/li soddisfa e che non le/li costringe a una tormentata quotidianità da cui vorrebbero fuggire!
Per quel che mi riguarda il mio ingresso nel mondo del lavoro è stato caratterizzato dalla conoscenza e dal contatto diretto e prolungato col mondo delle “persone normali”, cioè di quelle persone la cui massima aspirazione nell’esistenza è avere una villetta con giardino, uno o due figli, un suv, due cani, una televisione a schermo piatto e numerosi dispositivi di sicurezza per proteggere se stessa, i propri beni e i propri cari. Altro

Non ci sono più le classi sociali?

Ditelo ad Antonio, che ha 15 anni ed è ancora alla scuola media. Suo padre è in carcere e la madre lavora come donna delle pulizie, ha un fratello grande che spaccia ai giardinetti e la vita gli corre via da mattina alla sera, senza sapere che ci fa sul quel banco divenuto così piccolo, a non imparare cose che forse non gli serviranno mai, mentre sogna di andare al prossimo “Grande fratello” per riscattarsi. L’anno prossimo che farà? Chi diventerà? Cosa gli riserva il futuro?

Ditelo a Martina, che fa il primo anno di classico, ma non si sa se ce la farà. Alle medie era brava e faceva tutto da sola ma ora i professori hanno già capito che i suoi, anche se benestanti, non hanno un background culturale, per cui Martina si deve arrangiare…Ci sono molte cose che non capisce e ha già preso 4 in diverse occasioni, è anche incasinata col suo corpo che cresce senza che lei sia davvero pronta a tutti questi cambiamenti e fa fatica a concentrarsi. Quando torna da scuola sua madre le parla di vestiti e di borse, progetta vacanze chissà dove e lei è lì che vorrebbe che qualcuno la aiutasse a tradurre un brano dal greco, ma niente. La prof non spiega bene, non gliene importa un fico secco di quello che fa e dà tutto per scontato, come se una persona di una famiglia “normale” a casa parlasse di Schliemann e della questione omerica. I suoi compagni più bravi si fanno aiutare a casa dalle mamme laureate che si siedono accanto a loro, per tradurre le versioni. Altro

Il 25 novembre della Coordinamenta

La Coordinamenta femminista e lesbica di collettivi e singole

INVITA

le “donne”, le compagne, le femministe, le lesbiche

ALLA MANIFESTAZIONE/DISCUSSIONE/CONFRONTO SULLA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

VENERDI’ 25 NOVEMBRE 2011

dalle ore 17.00

all’isola pedonale del Pigneto Altro

Colpo di stato “bianco”

Riceviamo e inoltriamo con piacere l’interessante contributo di Elisabetta Teghil.

Qualche giorno fa, il presidente del consiglio ha dato le dimissioni richieste/pretese a gran voce dalle opposizioni, dall’Unione Europea, dalla Cei, dalla Confindustria …e da dio stesso come ha detto il Financial Times.
Lo smantellamento di una maggioranza frutto di libere elezioni è avvenuto con uno stillicidio di operazioni mediatiche, di campagne moralistiche di strumentalizzazione dell’ insoddisfazione popolare e delle lotte delle
diversità, di compravendita di deputati……tutto è stato messo al servizio di questo obiettivo.
La motivazione che le opposizioni, PD e annessi e connessi e collaterali, hanno portato è stata , testualmente, che il governo non si adeguava in maniera soddisfacente alle richieste della BCE e del capitale finanziario perché non intendeva prendere dei provvedimenti che i cittadini/e non volevano. Altro

Pubblicità regresso!

Ora non la ricordo tanto bene, perché la mia frequentazione della televisione italiana è pari allo 0,3% del mio tempo giornaliero e accendo la tv solo quando sono disperata e proprio non ho nulla da fare, il che capita abbastanza raramente, ma devo dire che mi ha stupito sentire in questi giorni una pubblicità che dice più o meno così: “fare l’amore è buona energia, pagare per fare l’amore è cattiva energia;…. dare la vita (immagine di donna che partorisce) è buona energia”. Al momento mi sono chiesta se fosse una pubblicità dell’ottopermille alla Chiesa cattolica, perché mi sembrava molto strano che qualcuno potesse spontaneamente in uno spot veicolare in maniera così netta valori morali per vendere qualcosa. Invece lo spot in questione è la pubblicità di una società che vende energia. Ah già, come ho fatto a non pensarci prima? Era ovvio, chiarissimo, lapalissiano! Scema io che non vado a pensare che per vendermi energia pulita non debbano tirare fuori la sacralità della coppia e della famiglia, il decoro e – a mio avviso –, in maniera sottointesa ma chiara, un bel messaggio antiabortista! Altro

Online l’instant book sul 15 ottobre

5 Ottobre 2011 è il primo instant book di CaratteriMobili edizioni, una piccola fenomenologia delle voci, un mostrarsi da sé delle esperienze della manifestazione del quindici per come si sono date e ancora si danno dal punto di vista di chi le ha vissute, con il proprio corpo a percorrere le strade di Roma o attraverso i nuovi e vecchi media: telefoni, radio, televisioni e social network. Altro

Dure a morire!

Eravamo a scuola e ci avete detto che tramite l’istruzione ci saremmo liberate e avremmo potuto trovare il lavoro che volevamo, che ci saremmo realizzate, che non saremmo state come la maggior parte delle nostre madri operaie nel setificio, impiegate alla Fiat, casalinghe incalzate dal marito a cui non va bene niente, donne delle pulizie a ore, madri per sempre.

Ci avete detto che oramai erano gli anni Ottanta e che il corpo era nostro, c’era stata la rivoluzione sessuale già da oltre un decennio e che finalmente noi saremmo state libere di fare quello che volevamo: zero figli, un figlio, due figli, dieci figli. Potevamo anche farli con dieci compagni diversi, perché tutti/e comprendevano che il matrimonio era una istituzione in crisi e nessuno ci avrebbe giudicate. E, se si vuole abortire, ecco la 194, apposta per noi! Le donne degli anni Cinquanta se la sognavano la 194, costrette a chiedere aiuto alle mammane! Altro

Morto un governo se ne fa un altro

Sarà che cono complicata, sarà che non sono mai contenta, sarà che vivo di utopie, ma a me tutta questa gioia e questo godimento per le dimissioni di Berlusconi non convince molto.

Innanzitutto Mister B. non l’abbiamo cacciato noi, con le proteste, gli scioperi, bloccando il paese insomma, ma l’ha bocciato l’Europa delle banche, dell’alta finanza e della globalizzazione economica all’ultimo stadio. L’hanno cacciato il neoliberismo e gli imprenditori rampanti, i poteri forti, che pretendono che al potere ci stia qualcuno con un’immagine più “seria” e meno compromessa, che sappia rimettere in moto l’economia capitalista affossata e che sia capace di ottenere credibilità all’estero. Insomma, Silvio è stato cacciato da quelli come lui. E a quelli come lui di quelle come noi non importa granché (finché non alziamo la testa). Altro

Non c’era altra scelta oltre a quella di resistere

Ci costa fatica scrivere questo post senza farlo apparire un necrologio, una retorica della Resistenza italiana, a cui si continua per la maggiore a contrapporre la visione falsata della storia, detta bonariamente “revisionismo”, per farla apparire comunque accettabile.

Ci costa fatica perché non ci piacciono i necrologi: sembra che quella persona lì vada ricordata solo perché è venuta a mancare, mentre invece, per noi, la partigiana “Sandra”, resta una donna che sentiamo molto vicino, sia idealmente, sia per continuità geografica.

Da anni tutti la chiamavano Nori Pesce, col cognome del marito, Giovanni, ma lei, Onorina Brambilla, aveva scelto come nome di battaglia quello di Sandra, semplicemente perché le piaceva. Nata a Milano nel 1923, è morta domenica 7 novembre all’età di 87 anni. Altro

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