Madri, maternità, rifiuto

Quello splendido giornale che è Libero, oggi ci regala una perla di articolo sul fatto che le donne italiane non facciano più figli, articolo condito di becero razzismo e qualunquismo, senza tralasciare di proporre misure per la fecondità italiana di stampo fascista e offensive nei confronti delle donne. Forse l’articolo è ironico, ma non si coglie bene nemmeno questo, perché è talmente infarcito di elementi di disturbo, che l’ironia non è cristallina. Non è questa la sede in cui mi interessa commentare gli articoli di tale quotidiano, perché si pone a tal punto in basso che anche le virgole sono criticabili, figuriamoci i contenuti! Comunque potete trovare qui in basso il link di letteraviola, in cui si può leggere il testo pubblicato su Libero.

Quello che mi importa in questa sede è analizzare brevemente il tema della maternità, che mi è caro dal punto di vista scientifico, in quanto è stato argomento trasversale di diverse mie ricerche, anche se questa non è la sede per esporre i loro risultati e il taglio sarà dunque informale.

Che le italiane facciano pochissimi figli è vero ed è vero che anche coloro che ne fanno adottano spesso la politica del “figlio unico”, da coprire di attenzioni e di amore.

Non ci piove nemmeno che siano alcune straniere quelle che facciano più figli, eminentemente per motivi culturali piuttosto che economici, presuppongo, e spesso per una cultura vissuta come imposizione e non come una scelta. Ergo: forse se le straniere fossero meno vincolate a tradizioni che le obbligano ad essere fattrici fertilità natural durante, probabilmente anche la loro fecondità sarebbe più bassa.

Il fatto che si facciano pochi figli non è un fenomeno italiano, tanto che si parla di “seconda transizione demografica” per quasi tutti i paesi del Nord del mondo. La seconda transizione demografica è iniziata negli anni Novanta (il picco più basso della natalità in Italia è stato raggiunto nel 1997) ed è tipico di molti paesi occidentali, dove la scolarità e buone condizioni di vita hanno fatto calare la fecondità; la stessa tendenza si presenta però da anni anche nei paesi in recessione, come i paesi dell’Est dove, dopo il crollo del Comunismo, i figli si fanno da giovani, ma ci si ferma spesso dopo il primo. Motivazioni differenti, e talora opposte, sembrano caratterizzare dunque questo fenomeno, che è complesso da spiegare (e questa non è la sede) ma le cui ricadute sono visibili a tutti in termini di invecchiamento della società.

Anche se il fenomeno della seconda transizione demografica è lungo almeno vent’anni e non è cambiato nulla rispetto a qualche anno fa (anzi vi è stato un timido aumento delle nascite, lungi però dal raggiungere i due figli per donna), possiamo sostenere che le motivazioni per cui le donne italiane fanno meno figli si potrebbero ottenere mescolando le caratteristiche dei paesi ricchi con quelle dei paesi in recessione: avremo il caso dell’Italia attuale, un paese ancora del Nord del mondo ma in declino.

A parte il fatto che la scelta di avere o non avere figli è del tutto personale e spero nessuna (o poche) decida di mettere al mondo un bambino per la Patria o per “dare un figlio a Dio”, esistono delle motivazioni generali chiare per cui le donne italiane mettono al mondo pochi bambini.

In primo luogo perché, grazie alle politiche di tutti i governi di destra e di sinistra, il lavoro femminile è precario e di gran lunga più precario di quello maschile. Il sessismo sul posto di lavoro non è solo una questione di pacche sul culo ma anche di salari più bassi e contratti “flessibili”, di difficoltà ad essere stabilmente inserite o assunte se si è in età fertile (tanto che spesso nei colloqui le domande personali sul desiderio di gravidanza sono all’ordine del giorno) o re-inserite dopo una gravidanza. E siccome non tutte possono fare le giornaliste a Libero, cari i miei pennivendoli, magari una ci pensa anche due volte prima di farsi ingravidare!

In secondo luogo le politiche assistenziali alle famiglie con figli piccoli sono del tutto inadeguate e conciliare maternità, lavoro ed essere soddisfatte della propria vita è un trinomio difficilmente realizzabile. A prova di ciò andate a vedervi gli ultimi rapporti Eurostat e Istat:  vista la scarsità dei fondi pubblici destinati all’infanzia, i primi caregivers delle italiane restano le nonne e i nonni!    Che sia un giornalista di destra a prendersela con le donne che non vogliono fare le madri e a cui “bisognerebbe chiudere le università e non farle leggere”, mi fa dunque ancora più incazzare, perché l’ipocrisia della destra si infarcisce la bocca di parole come “famiglia”, “madre italiana”, “politiche per le giovani coppie”, salvo poi predicare bene e razzolare male.

In terzo luogo è vero che all’aumentare del livello di istruzione delle donne aumenta la conoscenza di sé, dei propri desideri, delle proprie pulsioni, che possono non coincidere per tutte con la maternità. Il che sta a significare: chissenefrega della nazione, posso volere un figlio per migliaia di fattori ma non certo per la piramide demografica! Così come posso non voler essere madre mai!

E poi come si fa a dire a delle ventenni/trentenni che devono essere delle fattrici per la piramide sociale? Volete farci vivere all’epoca del fascismo ma le nostre teste e i nostri corpi si rifiutano!

È vero che se non ci sarà il ricambio generazionale, l’Italia sarà un paese destinato al declino demografico – e dunque della popolazione attiva – con pesanti ricadute economiche, visto il sistema in cui viviamo. Ma devo fare io un figlio perché un giorno mi paghi la pensione? Nell’epoca suprema dell’individualismo, dove la coscienza di classe è stata superata dalla esaltazione della propria individualità, di un sé che vuole realizzarsi anche a scapito degli altri, la società maschilista dove va a parare? Ancora una volta sulle scelte delle donne, per scardinarle, condannarle, spronarle a fare diversamente.

Io un figlio alla patria per ora non voglio darlo. Per me, vista la società disgustosa, arrivista, egoista, violenta in cui viviamo, l’atto d’amore più grande è non farlo nascere. E l’amore se ne fotte della piramide demografica!

La Tempesta

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