Razzisti e maschilisti, chiamiamoli col loro nome

Succede che una ragazzina come le altre, forse anche più stupida delle altre o che magari ha più paura delle altre, giustifichi il fatto di aver perso la verginità  con uno stupro, ovviamente perpetratole dai rom. La ragazzina è invece andata a letto con un suo coetaneo, come migliaia di altre ragazzine. Innocente e con la paura di affrontare la propria famiglia oppure consapevole della deriva razzista a cui può dare luogo, va a raccontare la frottola ben congegnata ai suoi cari: si sa, tanto i rom, i rumeni, i nordafricani sono sempre pronti a stuprare qualcuna, non sembra una situazione irreale, può essere un buon alibi.

Succede infatti che una comunità inferocita (e infarcita di odio razziale propria dei paladini dell’italianità) si scagli contro la comunità rom e ne bruci il campo, perché i rom sono dei bastardi maledetti e quindi bisogna distruggere le loro case e fargliela pagare, eliminarli.

Non siamo nella Germania del 1933 bensì nella democratica Italia del 2011, e precisamente a Torino.

Ora si dà la colpa alternativamente alla ragazzina, come se il fatto di avere mentito possa aver innescato automaticamente la violenza più feroce, ora agli ultrà che, dopo aver appreso l’accaduto da una stampa zelante di fronte ai diritti delle donne (quando non le rappresenta come suppellettili), avrebbero lanciato le bombe carta nel campo rom, in quanto violenti tifosi da stadio, pari alle bestie. In realtà le colpe sarebbero da spartire fra più soggetti e fra più ideologie e una parte non certo piccola di queste dovrebbe essere identificata con la società maschilista e razzista in cui ci troviamo a vivere e con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni. Un plotone di donne e uomini inferociti a scagliarsi contro dei rom e delle rom solo per il fatto di appartenere ad un popolo che ipoteticamente avrebbe stuprato un’italiana è sinonimo di razzismo a pié pari e non di altri sentimenti/intenzioni/modi di intendere il mondo. È razzista prendersela con un popolo per un atto (presunto o meno) commesso da un suo appartenente: gli italiani allora dovrebbero essere odiati a morte da ogni eritreo, libico, etiope da generazioni e generazioni, per quello che abbiamo fatto alle loro donne nel Novecento e per quello che continuiamo a fare nei Cie e nelle strade oggi alle donne senza permesso di soggiorno, che vengono rinchiuse, violentate, maltrattate solo per non avere una carta che confermi la loro cittadinanza, la possibilità di soggiornare sul nostro territorio, o magari per un errore giudiziario o per altri mille casi, come confermano le vicende di Joy, Adama, Sonia, etc. Dovrebbero esserci reid punitivi ogni giorno contro gli italiani (e le italiane) per questo. È necessario ancora una volta poi ricordare che la colpa è individuale e risponde l’individuo che esercita la violenza non il suo popolo, altrimenti ogni istante sarebbe barbarie! Basilare norma della giurisprudenza questa, a quanto pare non così ovvia!

La mentalità leghista e xenofoba dei più oggi vede negli stranieri i potenziali carnefici delle vergini italiane, salvo sbagliare il tiro e dover riconoscere l’errore,  scaricando le responsabilità, perché il fatto non è avvenuto e allora la ragazzina in questione diventa una troietta e la colpa per le violenze viene fatta ricadere sui violenti di sempre, gli ultrà. Poco ci importa però che siano ultrà, impiegati freddi dalla mano molliccia, padri padroni o stronzetti qualunque gli incendiari di oggi: è la violenza maschile e della società maschilista a emergere da questa vicenda, così come da centinaia di altre, in cui le donne sono le vittime. Questa violenza emerge nelo stupro ma emerge anche nella difesa dell’onore delle femmine,  se sono gli stranieri a toccarle . E’ molto facile ricercare nello straniero lo stupratore, causa di tutte le violenze sulle donne per auto-assolversi, quando – e non ci stancheremo mai di dirlo finché sarà vero – la maggior parte degli abusi avviene in famiglia ad opera di padri, di mariti, di fidanzati, di fratelli, di zii. Allora perché non scatenare un pogrom contro tutti i padri di famiglia o i fratelli? Sarebbe folle come, d’altro canto, è folle continuare a difendere l’idea edulcorata della famiglia italiana tutta  Abbraccidelmulinobianco e a cercare lo straniero come capro espiatorio della violenza sulle donne.

Quando parliamo di società, non parliamo mai di un’entità astratta ma di una massa di uomini e donne, che hanno fatto propri come valori il maschilismo e  il razzismo, talora senza rendersene conto del tutto: frasi come “io non sono razzista ma i rom….”, quante volte l’abbiamo sentita dire? “io non sono maschilista ma quella è proprio una zoccola”, quante altre volte l’abbiamo sentita dire?; “io non sono per la verginità fino al matrimonio, ma le ragazzine di oggi sono proprio delle grandi puttane”, quante altre volte?

Vorremmo sapere cosa ne pensano di questi argomenti le donne di Senonoraquando, impegnate oggi nella manifestazione romana “Se non le donne chi?”, che si battono per una società più dignitosa a colpi di 50% di rappresentanza delle donne nel parlamento italiano. Vorremmo sapere se davvero credono che, attraverso l’ingresso più massiccio delle donne in politica, avverrà un reale cambiamento di mentalità fra gli italiani e le italiane “per diritto o per scelta”, come sottolineano nel loro spot per la giornata di oggi, una frase così stridente, perché subito ci viene in mente che una fetta degli stranieri e delle straniere non diventa cittadino/a né per diritto né per scelta, semplicemente non lo diventa mai (e magari neppure vuole diventarlo ma, dal momento che si trova su questo territorio, vorrebbe avere un minimo di garanzie di dignità in quanto uomo/donna ugualmente…). Ci serve davvero un cambiamento ma più profondo di quello di un rinnovo dei vertici delle istituzioni (che rinnova, rinnova è come lucidare l’argenteria, le idee sono sempre le stesse…). Se ci riducessimo ad avere il 50% di donne in parlamento tutte a urlare fra gli scranni “via i rom” e “l’Italia agli italiani”o, allo stesso modo “via le puttane”, sarebbe infondo un misero cambiamento.  La nostra lotta deve necessariamente partire più dal basso…

Ora non ci aspetta che leggere i quotidiani di domani, per vedere di nuovo attaccate le donne che, dicendo bugie e comportandosi da donne “per male”, scatenano il linciaggio ad opera di uomini e donne “per bene”, che sì sbagliano ma senza cattiveria. Tanto il capro espiatorio per salvare la faccia e la facciata si trova sempre, nelle donne per male, nelle frange violente degli stadi e così non si chiamano mai i razzisti e i maschilisti (e purtroppo le razziste e maschiliste) col loro nome e, da cittadine dignitose/cittadini dignitosi, ci si auto-assolve un’altra volta.

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