Il razzismo non può essere il futuro

Questa mattina avrei voluto abbracciarlo il mio alunno di origine eritrea e stringerlo forte, perché so che la sua mamma – che è una signora di cultura elevata e attenta a ciò che accade nel mondo  – sicuramente ieri sera non si sarà trattenuta dal parlare con i cinque figli della carneficina dei tre senegalesi ad opera di un militante di Casa Pound a Firenze. Gliela avrà spiegata come una storia di violenza nata dall’ignoranza e dal razzismo dei fascisti dichiarati e dei fascisti latenti, che purtroppo sono sempre più numerosi in Italia. La signora si sarà forse ricordata dei fascisti storici che hanno occupato il suo paese ai tempi di sua madre… E chissà come si sarà sentita lei ieri sera e come si sarà sentito il suo bimbo, che ha solo undici anni e che è nato e cresciuto in Italia da genitori in Italia da trent’anni. Gli eritrei, per la loro dolorosa storia, legata alla nostra non certo per loro volontà, di solito sono persone interessantissime, perché hanno l’Africa e l’Europa in sé e sono un mix di culture, che io trovo estremamente affascinante. Molti sono fuggiti dal paese a causa della dittatura e oggi hanno la cittadinanza italiana e così i loro figli. Sono neri. La gente da bar dice che non sono italiani, perché un italiano nero è difficile da digerire ancora oggi, perché gli italiani sono bianchi da sempre. Pochi sanno della nostra vicenda coloniale e un eritreo è un nero come un altro, che tanto sono tutti uguali…

Anche le signore della mensa, al bambino nero danno sempre il piatto senza il prosciutto cotto perché è per forza straniero, quindi musulmano, anche se lui non è straniero, non è musulmano e il bambino musulmano è invece bianco, si chiama Karim, viene dal Nord Africa e si “maschera” benissimo con “gli italiani”. Una volta, il mio bimbo nero insegue le signore della mensa, reclamando il prosciutto e dicendo “io non sono musulmano”, e loro lo guardano stupite dicendo “ma sei sicuro? E allora chi è quello musulmano? Qua son tutti bianchi!”. Sarebbe solo un grande pasticcio se non ci fosse di mezzo un razzismo recondito, quello che le signore della mensa hanno introiettato magari anche senza saperlo, perché si ragiona per stereotipi, magari con un razzismo non voluto, non deliberatamente “cattivo”, ma che non per questo fa meno male.

Che poi le signore stesse della mensa non sono lontane dal subire atti di razzismo e si arrabbiano per questo perché, con il loro accento calabrese, vengono prese in giro dai ragazzini del Nord, così perché fa ridere sentire quella pronuncia strana. Un altro razzismo. Come anche io mi incazzo quando vado all’estero e mi prendono per il culo perché sono italiana o vado a Roma e mi dicono “nèèèèèè milanese bauscia, la fabbrichetta, la macchinetta…”. Perché sono tutte cose che si potrebbero evitare e si potrebbe vivere meglio se non ci fossero. Non occorrerebbe avere chissà quali principi morali, basterebbe un minimo senso del rispetto e provare ogni tanto ad immedesimarsi negli altri. Tutto ciò mi fa venire in mente che, in ogni caso, nessuno è immune…

Certamente il razzismo che posso subire io, “padana” non per scelta, non è neppure un miliardesimo di volte paragonabile con quello con cui uno straniero ha a che fare in Italia e con cui il mio alunno deve convivere, sia perché è un bambino e fa fatica a difendersi sia perché è nero. Ed è inutile che ci diciamo che il razzismo non c’è o è indolore.  Dopo gli episodi recenti non possiamo mettere la testa sotto la sabbia. E comunque se c’è un razzismo particolarmente cieco e radicato da sempre – e c’è –, oltre a quello contro i rom, è quello legato al colore della pelle.

La popolazione nera che vive in Italia – italiana o no, poco importa – è quotidianamente colpita dalla discriminazione, forse perché “palesemente diversa” e perciò considerata “palesemente immigrata”, anche se – guarda un po’! – italiano e nero non sono mica due termini in antitesi. Uno può essere italiano per miliardi di motivi, nessuno dei quali di certo legato al colore della pelle, o sentirsi italiano anche se non ha la cittadinanza o, come me, vergognarsene pure, a volte. E c’è chi non si sente italiano e non lo è, eppure è qui e qui vuole stare, magari per cercare un lavoro o perché è perseguitato nel luogo in cui è nato, o per motivi suoi (come un mio amico ha fatto per mesi “il clandestino” in Usa…) e sta qui con la sua cultura, le sue speranze, i suoi sogni, i suoi desideri… Che colpe può avere? Essere straniero è una colpa? Essere nero è una colpa?

Eppure Abba, che pure era italiano, non è stato forse ucciso perché nero? Perché vi sembra normale sparare su un ragazzo che ruba i biscotti? Se è nero, ad alcuni sembra più normale. E, più banalmente, perché non si insulta Balotelli chiamandolo “stronzo” ma definendolo “negro di merda”? E perché un fascista ha sparato proprio su dei senegalesi in un mercato? Perché sono neri. Sia chiaro, ogni razzismo è disgustoso e da condannare, così come il sessismo, eppure quello contro i neri io lo trovo da sempre particolarmente efferato e le vicende di ieri mi confermano che è così.

Poi se sento le interviste ad alcuni esponenti della Lega oggi o i commenti di alcune persone comuni su diversi blog, che dicono che non stanno con i fascisti, ma che i senegalesi non pagano le tasse, mi dico “ma che c’entra?”. Se uno non paga le tasse gli spari? Nero, straniero e povero è un connubio a cui non si può negare una buona dose di violenza. Se infatti uno andasse in Costa Smeralda a sparare sugli evasori ricchi che si fanno l’estate fra festini e yacht, sarebbe considerato un terrorista, che semina paura. Ma sparare sui poveri e, se quei poveri sono immigrati, e se quei poveri sono neri, è sotto sotto giustificabile, agli occhi di taluni.

Ecco, ci sarebbero ancora tante cose da dire: che l’Italia sta diventando un paese incivile, che i fascisti noi non li vogliamo, che il razzismo fa schifo in ogni sua forma e contro chiunque, che oggi mi vergogno di essere italiana… ma ora ho voglia solo di pensare alla mia classe di bimbi: solo oggi mi rendo conto che lì dentro ci sono gli italiani bianchi, un italiano nero, i peruviani italiani, l’equadoregna-equadoregna, i due rumeni nati uno in Italia e uno in Romania e una rom giostraia, parcheggiata qui fino a febbraio. Per me sono la mia classe varia e colorata, ognuno con una sua personalità e  qualità, chi parla due lingue dalla nascita, chi ha vissuto per anni in Francia o in Germania, chi va dalla nonna a Lima un’estate su tre…Pensare che solo uno di questi bimbi possa non arrivare ad essere ucciso come i senegalesi di Firenze, ma anche solo ad essere offeso per le sue origini o per il colore della sua pelle, mi mette a disagio, e sapere che poche voci si levano quotidianamente contro il razzismo dall’opinione pubblica, dalla politica e dai pennivendoli, che giustificano la violenza come opera di un pazzo, mi fa pensare di vivere in un paese ingiusto, ignorante e incivile, che fa crescere nella paura le generazioni future di italiani, bianchi e neri, di quelli nati qui per per scelta o per sorte.

La Tempesta

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