Cuba e la coscienza sporca della socialdemocrazia

Nessun posto sulla terra è un paradiso e Cuba non è un paradiso. L’errore che si fa più spesso quando si parla dell’isola delle Antille è quello di pensare che, siccome là c’è stata la Rivoluzione, allora Cuba deve essere il posto più libero e ricco del pianeta. E invece Cuba è un paese povero e combatte da sola una guerra fredda almeno dal 1991, cioè da quando, finito il Comunismo in Europa, è stata abbandonata in mezzo al mare al suo destino. Sui rapporti complessi – e spesso di stampo coloniale – tra la Russia sovietica e l’isola caraibica nel passato, tralascio, quello che è certo è che da sempre gli Stati Uniti vorrebbero rimettere piede sull’isola con ogni mezzo, compreso quello della tentazione consumistica e della diffamazione del governo e della politica dei Castro. Anche in Italia questa politica viene portata avanti da tutte le formazioni presenti nel parlamento oggi, e in particolare da quelle socialdemocratiche, del PD e affini, e da quotidiani come La Repubblica e Il Corriere della Sera, che appena succede qualcosa sull’isola, pensano a divulgarlo, magari storpiandolo e senza conoscere la realtà cubana, al fine di gettare fango.

Pochi giorni fa la notizia che un detenuto nelle carceri cubane, Wilman Villar Mendoza, oppositore al “regime comunista”, sarebbe stato lasciato morire di fame nell’orribile carcere di Aguadores. Punto primo: le carceri sono orribili in quasi ogni nazione del pianeta e, se proprio vogliamo parlare obiettivamente di carceri, forse, prima che sparare su Cuba, perché non ci facciamo un giro a San Vittore, le Vallette, l’Ucciardone, eccetera eccetera?  Troppo comodo parlare di carceri cubane e degli oppositori lasciati morire di fame, quando nell’Italia democratica la situazione è disastrosa da ogni punto di vista: igiene, sovraffollamento, maltrattamenti. I dati sono dati, non si discute. Secondo il dossier “Morire di carcere”, i suicidi fra i detenuti nelle prigioni patrie (esclusi i Cie), sono stati  66 nel 2011 e altrettanti nel 2010, mentre nei primi venti giorni dell’anno nuovo, siamo già a quota 5, in media cioè con gli anni precedenti! 697 suicidi dal 2000 al 2o gennaio 2012! Cuba non è il Paradiso, ma l’Italia, sotto questo punto di vista è l’Inferno, allora! Perché se ne parla così poco e si sceglie di parlare di una vicenda di un paese al di là dell’oceano e non di guardare l’Italia, l’Europa o i paesi amici come Israele, le cui galere non sono certo dei quattro stelle?

Apprendo poi dal blog di Militant, che la storia di Villar Mendoza è tutta una montatura, che non si tratta di un oppositore, che non è morto in carcere, ma in un reparto ospedaliero, leggetevi insomma l’articolo che fa chiarezza.

Mi si potrà obiettare che a Cuba c’è la pena di morte per fucilazione e che l’11 aprile 2003 sono stati fucilati Enrique Copello Castillo, Barbaro Leodan Sevillan Garcia e Jorge Luis Martinez Isaac. Sì, anch’io sono contro la pena di morte in tutti i paesi del mondo e non assolvo Cuba per questo, ma perché questa condanna fece il giro del mondo e su quelle comminate negli Usa, dove 38 stati su 50 applicano ancora la pena di morte, non si parla mai o in pochissime circostanze? Copio dal sito Nessuno tocchi Caino: “Nel 2006, l’uso della pena di morte negli Stati Uniti è continuato a diminuire. Il numero di esecuzioni è stato il più basso degli ultimi dieci anni: 53, quasi la metà rispetto al numero record di 98, registrate nel 1999. Il sud degli Stati Uniti ha compiuto l’83% delle esecuzioni del 2006. Come al solito, il Texas da solo è stato responsabile di quasi la metà delle esecuzioni nazionali, 24. Anche il numero di condanne a morte è diminuito: 112 nel 2006, contro le 128 del 2005 e le 138 del 2004. […] Dal 1973 ad oggi sono state emesse in totale 174 condanne a morte contro donne, il 2,1% di tutte le condanne a morte emesse in questo periodo negli Usa”. Ma quando pensiamo agli Usa non pensiamo al paese delle libertà? Ah, già, è vero, sono in diminuzione le condanne a morte…

Un ultimo pensiero va al resto delle Antille. Chi esce da Cuba, dove la gente vive in una dignitosa povertà, si scontra con le dure realtà degli stati vicini, come Giamaica e Haiti, stati che il socialismo non lo hanno mai visto e dove la gente muore per strada e i bambini muoiono per strada e le famiglie preferiscono non mandare a scuola i figli per farli lavorare o mendicare, o semplicemente perché l’istruzione è costosa. A Cuba l’istruzione è completamente gratuita a tutti i livelli: neppure in Italia e nei paesi del “progresso”, è così.

Certo, Cuba non è Paradiso, molte obiezioni si potrebbero fare con onestà intellettuale su Castro e il castrismo, sta di fatto che tra un’analisi critica e la diffamazione, vi è un abisso e spesso è un abisso di ignoranza e malafede!

La Tempesta

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