Perché non mi lascio dire “bambocciona” da ex-sessantottini e privilegiati

Mi indigna particolarmente leggere sui quotidiani o sentire in televisione il continuo bombardamento di politici e opinionisti contro i nati fra la metà degli anni ’70 e la metà degli anni ’80, che vengono definiti sfigati, bamboccioni, eterni adolescenti dagli ex-rivoluzionari sessantottini o da gente che ha approfittato dei diritti in espansione in quegli anni per fare carriera e che, dopo aver ottenuto la promozione sociale, oggi ha trasformato quei diritti in privilegi. Alessandro Bertante, nel  pamphlet “Contro il ’68”, ha usato, per definire la generazione oggi al potere, il termine di “generazione infinita”, cioè di generazione che replica se stessa senza lasciare il passo ai giovani  e che, dopo aver “fatto la rivoluzione”, una volta conquistato il potere, si è comportata in maniera irresponsabile verso il futuro delle generazioni successive e, in ogni caso, ha tradito gli ideali che sbandierava in piazza negli anni d’oro. Se infatti l’Italia fa schifo e i diritti di molti/e sono calpestati quotidianamente non è certo colpa soprattutto dei trentenni, che non contano nulla, numericamente e dal punto di vista decisionale, e neppure degli ottantenni, le cui idee sono state scalzate nella forma – ma non sempre nella sostanza – dal tempo. Il dinamismo, la meritocrtazia, la flessibilità, sono parole sbandierate dalle classi dirigenti attuali molto più che dai nati negli anni ’20 e ’30, che semmai si nutrono ancora di parole come “patria” e “famiglia”.
Oggi e da tempo ormai, chi conserva ben strette le redini di questo paese sono proprio quelle persone nate fra la fine degli anni ’40 e gli anni ’60, adolescenti e giovani negli anni ’60 e ’70, e che non sono stati mai precari né sono mai stati valutati per i loro meriti, perché entrati nel sistema quando tutti passavano e c’era posto per tutti e, se non c’era, si inventavano mestieri e  professioni nuove.
Non voglio dire che il ’68 e i movimenti che ne seguirono siano stati inutili o dannosi, perché è grazie a quegli uomini e donne che, spesso giovanissimi, riversarono nelle strade e nelle piazze la loro rabbia e le loro idee, che sono state fatte molte conquiste, ma queste conquiste sempre più spesso possono essere considerate un privilegio solo di quella generazione che, preso il potere, le ha smantellate per quasi tutti coloro che sono venuti dopo. Quasi tutti perché, con la scusa della crisi e della meritocrazia, chi gode dei diritti-privilegi di un posto fisso retribuito decentemente e della possibilità di costruirsi un futuro sono ancora i figli e gli eredi dei nostri ex-sessantottini (o fruitori delle conquiste del ’68) in carriera. Non erano loro che parlavano di accesso per tutti all’istruzione di ogni ordine e grado? Non erano loro che gridavano alla morte dei padri? Non erano loro che scrivevano “via i baroni dalle università”? Non erano loro che si dichiaravano contro il sistema? Non erano loro che non volevano barriere e ora chiamano clandestini i migranti?
Volevano un mondo migliore, possibilità per tutti, e guardate dove ci troviamo! Si sono venduti al capitalismo più totale. Loro, con le loro case borghesi – ah, ma non erano loro che disprezzavano la borghesia? – e il posto fisso all’Unità, alla Rai, a La7, nel Pd, nel Pidielle, in Sel, alla Nestlé, alla Mediolanum, alla Banca più armata, loro che scrivono film in cui le donne sono tutte isteriche e in analisi ma con la cameriera e l’amante, che cavolo vogliono capire dei figli di quelli che in quegli anni non sono riusciti a spartirsi la torta o non sono stati sufficientemente furbi da cambiar bandiera quando il vento girava? Cosa vogliono capire di quelli che sono stati così ingenui da credere fino infondo ad un mondo migliore? Molti di quelli che andavano in giro con le P38 e le spranghe nel bagagliaio delle auto, oggi vorrebbero mettere addirittura in galera i writer, in nome della legalità. I fedeli di Lenin oggi ci dicono che tutto è superato, la finanza comanda il mondo e noi dobbiamo accettare questa sudditanza. E poi dicono a noi “bamboccioni” senza vedere il loro fallimento che, se non è economico, è perlomeno morale.
C’è da dire una cosa, i sessantottini sono stati bravi a non permettere che si innescasse nelle sottili generazioni successive il conflitto padri-figli, che negli anni della loro giovinezza è stato la miccia che ha fatto scoppiare la rivolta. Altrimenti non sarebbero più loro al potere. Ci hanno protetti e coccolati a tal punto da renderci incapaci di reagire. Se siamo bamboccioni, lo siamo in questo, per non aver capito il male che i nostri padri, con amore, architettavano per noi.
Se non reagiamo, non ci lasciamo tuttavia incantare: la nostra generazione non avrà molti meriti, ma ha passioni vere. Le coltiva anche se non riesce a renderle un posto di lavoro remunerato e si prende molti oneri e pochi onori. Non è una generazione di santi, di rivoluzionari, di persone che cambieranno il mondo, non ha grossi stimoli sociali forse, ma non è neppure la peggiore che questa nazione ha cresciuto. Non siamo degli incapaci.
Il fatto che siamo degli sconfitti dalla nascita, degli eroi leopardiani, per il protagonismo e le  paranoie di voi “ex” della rivoluzione, non ci rende peggiori di voi. È sconfitto chi tradisce, chi volta le spalle, chi un giorno inneggia al Che e il giorno dopo disprezza gli altri dall’alto del suo nuovo status di borghese, è fallito chi rimugina e rimpiange continuamente un’epoca che fu o rinnega…
Siamo migliori di quanto pensate perché, sebbene ci volete far dimenticare i nostri sogni e ci dite ogni giorno dall’alto dei vostri ruoli dirigenziali che dobbiamo accontentarci, noi i sogni non li  abbandoniamo mai del tutto, magari sogniamo solo un po’ più in basso; siamo disposti a lasciare la nostra terra e la nostra famiglia per diventare autosufficienti e per fare ciò che vogliamo ma non perché ce lo dite voi; siamo disposti a pagare caro lo scotto di non lasciarla, per seguire gli affetti; facciamo i camerieri con una laurea e un dottorato e vi schifiamo comunque, anche se avete il BMW e ci chiamate “ragazzo” o “ragazza”; sappiamo fare quattro/cinque cose contemporaneamente per necessità e, anche se ci perdiamo d’animo talvolta, non  abbiamo venduto la faccia e il culo più di voi; e anche quando le bellone si prostituiscono con voi, miei cari, sicuramente non lo fanno perché gli piacete, ma per i vostri soldi, perché puzzate già di vecchio e forse siete peggio dei vostri padri, i quali per lo meno hanno liberato l’Italia dal Fascismo.
Bamboccioni viziati saranno i vostri figli, perché noi non possiamo dire: “mamma, mi compri un posto all’università!”
Con coridalità.

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