Belen, Fornero, Bersani: cronache di un paese piccolo piccolo

Premessa: mentre in Grecia la gente comune scende in piazza contro la crisi e si ribella di fronte alle misure prese dal governo che, al solito, sono uno scippo alle classi sociali meno abbienti, in Italia i problemi sono ben altri! Il Paese si ferma a commentare la farfalla di Belen e ognuno/a deve dire la sua, anche il segretario del piddì. 

 A volte penso che se non fossi, come la maggior parte degli italiani, assuefatta dal modo con cui si fa (dis)informazione in questo paese e se vivessi in uno stato in cui agli avvenimenti viene dato il giusto peso – e di conseguenza anche nel modo in cui vengono annunciati in tv – mi avrebbe davvero dato molto fastidio vedere alternarsi nei principali telegiornali le immagini delle rivolte di piazza in Grecia (mezzo minuto di notizia) e gli approfondimenti sul Festival di San Remo, in cui si polemizzava per questo e quello detto da Celentano e per lo spacco vertiginoso della Belen, per cinque nauseanti minuti.

Il fatto è che oramai non ci fa né caldo né freddo. Siamo come anestetizzati e, se di Grecia i nostri politici quasi non parlano, perché hanno paura di fare un passo falso, invece di Belen si può parlare tranquillamente, cercando il plauso nazionale. E così anche Bersani, esimio segretario del centro-sinista nostrano: “Tra Fornero e Belen? Mia figlia sceglierebbe il Ministro!”.

A parte che nulla ci frega della figlia di Pierre, che può scegliere pure il modello che le pare, lei che può, ma ancora una volta ci troviamo di fronte alla scelta fra donne per bene e donne per male! Sempre la solita minestra riscaldata!

Io non sopporto che l’immagine della donna in questo paese venga svilita in ogni trasmissione televisiva e in ogni cartellone pubblicitario e Belen incarna uno stereotipo del corpo in vendita come merce per pubblicizzare una griffe, un profumo, una puntata di San Remo…Sì, va bene ma, detto questo, la Rai la paga per mettersi in mostra e lei che dovrebbe fare? Dire “No, grazie, tenetevi XXXXmila euro, io mezza nuda non mi faccio vedere!”. Sinceramente lo farei pure io, se avessi il fisico! Oltretutto non mi pare che si sia visto nulla di più di quello che si vede ogni giorno ovunque, nella pubblicità, nelle fiction, alle sfilate di moda. E anche se fosse? A cosa non ci siamo abituati dal dopoguerra a oggi, in un crescendo? La solita routine di un paese piccolo piccolo, rimasto indietro di trent’anni, che ancora si scandalizza per l’esibizione di un corpo e prende come modello la Fornero, che di contro incarna tutti i privilegi di una casta, casta privilegiata in tutto e che ha  anche la supponenza di essere migliore di tutte/i, ma soprattutto di quelli che in un modo o nell’altro si vendono ogni giorno per migliaia di euro o per quattro soldi, esibendo il proprio corpo. Vendersi ai capricci della finanza, invece, quello è nobile.

Questa controrivoluzione moraleggiante in atto dalla scoperta delle notti libertine di Arcore e ancora cavallo di battaglia di politici “per bene” può essere nociva ben aldilà dei commenti della politica e di quelli dei moralisti del popolo, perché rischia di diventare una legittimazione alla violenza sulle donne: è ovvio che se vai in giro mezza nuda, poi te la vai a cercare!

Perché non prendersela con i vertici Rai che hanno organizzato il festival, con chi ha scelto come dilapidare il denaro pubblico per un evento che dovrebbe essere già in chiuso da anni? No, meglio prendersela con Belen, come ce la si prende con la donna che intratteneva Schettino o con Rubi. Insomma, sempre colpa delle donne. Delle donne “per male”.

Mi fanno poi ridere quelli che fanno i femministoni quando vedono un pezzo di gamba un pezzo di coscia un pezzo di tetta e poi, però, quando si chiude la Omsa e si lasciano a casa 350 dipendenti per andare a sfruttare le donne serbe, non dicono una parola. Mi fa ridere che si invochi alla ministratagliapensioni-tagliapostidilavoro-tagliadiritti come modello, contrapponendola a Belen. Una dieci cento Belen piuttosto che mezza ministra!

Mi fa ridere che il leader di un partito il cui giornale ufficiale nel 2008 ha lanciato una campagna pubblicitaria con un sedere in bellavista, grazie alla sua direttrice ora approdata ad altri lidi, faccia il moralista! E la locandina della festa dell’unità di due anni fa, ve la ricordate? Una gonna che si alza al vento che cambia e il vento che cambia è il piddì.

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