Le quote rosa e il panda

Diremmo quasi fuori le donne da questi partiti e da queste istituzioni che non ci rappresentano! Non vorremmo mai essere complici della rovina di milioni di italiani che il governo e le istituzioni stanno ponendo in atto, usando l’arma fittizia della crisi economica! Stare nelle istituzioni significa volere cambiare dall’interno lo status quo, ma noi vogliamo cambiare il mondo! Questo modo di fare politica all’interno di partiti che sostengono il sistema capitalista e che fanno pagare la crisi della finanza ai più deboli, è contro le donne e le donne che lavorano per questo sistema sono complici delle ingiustizie e della disuguaglianza che esso produce ogni giorno. Altro

Donne al potere, patto di genere e arrivismo

Da un paio di settimane, tutti/e parlano di donne, di quelle che contano e di quelle che dovrebbero coalizzarsi in una grande alleanza per contare di più. Ne parlano le testate nazionali, prima fra tutti il Corriere, se ne parla al seminario milanese di Se non ora quando (Snoq), ne parla Maria Terragni per delucidare le posizioni di Snoq, ne parlano quelli e quelle che criticano le posizioni di Snoq, ne parlano quelli che vorrebbero le quote rosa al 50% nei partiti. Mi sono detta: allora ne parlo anch’io. Tanto se ne parlano tutti/e, un punto di vista in più, non può far male! Altro

Colpevoli e (laico) senso di colpa

Ciò che la nostra società ha recepito più di tante altre cose dal Cattolicesimo è, secondo il mio personale modo di vedere, non la carità o l’uguaglianza, ma la questione del senso di colpa.
So bene di cosa parlo perché, grazie al ramo religioso e praticante della mia famiglia, sono cresciuta con un senso di colpa pressoché fisso nell’animo, accresciuto dal concetto di peccato. Rispondi male ai genitori? “Eh, è peccato, dovresti vergognarti”. Hai mangiato troppe caramelle? “La gola è uno dei sette peccati capitali”. Sei stata invidiosa della tua compagna di banco? “Brucerai nelle fiamme dell’inferno”. Siccome ero, almeno in apparenza, piuttosto indocile, far leva sul senso di colpa, e quindi sulla coscienza, appariva ai miei parenti come l’unico strumento con cui ottenere dei risultati educativi. In realtà, questi metodi pedagogici discutibili avevano un effetto unicamente repressivo e non facevano altro che rendermi insicura, farmi sentire sbagliata o, peggio, etichettare i miei desideri come qualcosa da reprimere. Altro

Violenza/Non-violenza

di Elisabetta Teghil

E’ in atto una semplificazione, voluta e fuorviante, dei termini violenza e non-violenza che sono diventati meta-concetti, privi di specificazione e collocazione.
Ai fini di queste note conviene dare una definizione stretta di violenza.
Si intende per violenza l’atto o l’insieme di atti con cui un soggetto privato, sociale, istituzionale interviene nella possibilità di un altro soggetto, anche questo privato, sociale, politico, impedendogli un comportamento spontaneamente realizzabile ed imponendogli un ruolo ed una collocazione.
Dalla definizione di violenza nasce la correlazione tra la stessa e la forza che permette alla prima di realizzarsi. Altro

Generazioni allo specchio

Riflessioni a partire dal volume di C. Alemani e M.C. Fedrigotti, Donne e nonne. I volti di un ruolo sociale, Stripes, 2012.

Nel bel saggio scritto a quattro mani da Claudia Alemani e Maria Cristina Fedrigotti, il punto di partenza sono venti interviste a donne di un’età inclusa tra i 60 e i 68 anni, che sono state giovani e attivamente politiche (chi più, chi meno) negli anni Settanta, durante il periodo di grande diffusione dei movimenti femministi a Milano, e che ora sono nonne. Le autrici si sono poste l’obiettivo di comprendere in che modo la prima generazione che si è ribellata massicciamente, attraverso la nascita di movimenti auto-organizzati, agli stereotipi sociali che volevano la donna figlia, moglie e madre, viva ora la “nonnità”. Si trattava insomma di capire se queste donne, ora nei panni di nonne, stiano reinventando il modo di “fare la nonna” rispetto all’immagine tradizionale che si ha di tale figura e se il vissuto femminista abbia ancora una certa influenza nel rapportarsi con i nipotini e nel raffrontarsi con il lavoro di cura, tema caro al femminismo anni Settanta. Altro

Lavorare con lentezza

Oggi è necessario un elogio all’ozio, anzi all’otium latino, e questo è un post politico. Perché in una società che corre più in fretta della fretta, dove le mode cambiano un minuto dopo che hai acquistato, dove anche i sentimenti diventano usa e getta e ci siamo abituate a tutto, a vedere una fila di poveri cristi che elemosinano per strada senza battere ciglio, a produrre consumare crepare, a cambiare tutto attorno a noi (e infondo infonfo a non cambiare niente) e non rimane più un briciolo di umanità in nome del progresso, io l’elogio alla lentezza oggi lo voglio proprio fare. Altro