La memoria breve degli anni Duemila…Dai femminismi a Se non ora quando

Recentemente mi è capitato più volte di discutere con persone diverse delle conquiste compiute nei decenni passati dalla classe operaia, dalle donne, dalle minoranze (…) e di osservare come il pensiero dominante, di destra, di sinistra, qualunquista, le consideri frutto di contrattazioni e dialettica pacifica fra le parti in questione e lo stato, conquiste sicure, garantite, intoccabili. Conquiste che vanno difese a colpi di referendum, di petizioni, con ragionevolezza, senza far rumore. Si dimenticano del tutto il contesto storico, i connotati politici e di classe da cui partirono le diverse rivendicazioni, le lotte, fatte con i corpi, lasciando anche i morti ammazzati sulle strade e nelle piazze. Si dimentica che quelle lotte furono il frutto sì di una repressione secolare, ma scaturirono da idee che si confrontavano-scontravano-si alimentavano l’un l’altra, in un momento di grande fermento culturale (anzi del più grande fermento culturale e popolare mai esistito in Italia). Mi riferisco ovviamente agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Si appiattisce tutto con la parola “estremismi”. Altro

Impoverita e No future?

Mi sono accorta che sono diventata povera così una mattina di maggio, facendomi due conti in tasca, mentre devo acquistare con il pc un biglietto del treno Milano-Roma, per una visita veloce nella capitale e la mia carta ricaricabile mi dice che non può sostenere 182 euro di spesa. Come 182 euro? – penso – è impossibile che costi così tanto. E invece è possibile. Vado in stazione e la solerte impiegata delle FS mi dice che è possibile, perché io non ci ho pensato prima, dovevo farlo un mese fa e c’erano gli sconti. Vengo colpevolizzata da una signora nessuno, che non sa nemmeno cosa vado a fare io a Roma, che potrei averci pure la nonna in fin di vita lì, e la fine di una vita non ti avvisa un mese prima, dicendoti “fai il biglietto del treno per pagare meno, che morirò!”. Le dico di guardare assolutamente se ci sono altri sconti su altri orari, anche impossibili per il fisico umano e, alla fine, trovo una tariffa un po’ più agevole, ma mica tanto! Le dico “vabbé procediamo con la rapina” e lei si incazza, manco la avessi insultata, “poco scherzo, signorina!”. Si vede che lei viaggia gratis, penso. Altro

Una bomba uccide anche la libertà di pensare

 Non sappiamo ancora chi sia stato a progettare e a eseguire il piano degli ordigni di Brindisi. Le ipotesi si sono moltiplicate nel giro di poche ore, tuttavia le conseguenze che porterà quest’azione sono già chiare. Ed è chiaro anche che una giovane è morta.

 All’inizio tutti hanno pianto, denunciato, urlato, e la mafia è una montagna di merda e lo stato è complice, e, e, e. E, se la mafia fosse, ma anche se non è, resta una montagna di merda, che vive con il beneplacito e il sostegno di stato e cittadini. In ogni caso, sono convinta che non cambierà nulla neppure questa volta, dopo che a Brindisi una bomba è scoppiata davanti a una scuola e ha ucciso una ragazza, una studentessa, e se l’è portata via così, nemmeno il tempo per salutare. Altro

Social love. L’amore ai tempi di internet. Nel mondo dei normali. Parte sesta

“Allora ti ha chiamata?” “No, ma vedo che è connesso su facebook!”; “Lui ha cambiato il suo stato, ora è impegnato!”; “Ha scritto che qualcosa non va, che ha paura, ma non sarà riferito a me?!”; “Oddio, Lalla è incinta!”.

Ecco, qualcuno ci ha già pensato e da tempo ha scritto un libro sull’amore ai tempi di facebook, che io non ho letto ma non credo di essermi persa granché (salvo che poi magari mi ricrederò!), in ogni caso una riflessione in più sull’amore, e altri sentimenti, quando in mezzo ci sono i social network, forse non è di danno a nessuno/a, soprattutto se, nel farla, usiamo un po’ di ironia. Altro

“Il sociale è il privato”

Qui di seguito alcune riflessioni sull’ultimo libro di Elisabetta Teghil, Il sociale è il prvato, Bordeaux, 2012

Come mai le lotte dei movimenti che si sono generati e diffusi negli anni Sessanta e Settanta, pur avendo ottenuto numerose vittorie e conquiste, non sono riuscite a cambiare qualitativamente in meglio la società e a scardinare il potere della grande borghesia capitalista, che invece negli ultimi vent’anni ha assunto un peso preponderante non solo nella sfera politica ed economica internazionale, ma anche per quello che concerne le scelte individuali e private? Nonostante le donne, gli omosessuali, le trans e qualunque “minoranza” siano stati per così dire accolti nei partiti politici, negli eserciti, nei ruoli chiave economici e in tutte le istituzioni, la società stessa non è infatti più accogliente e più giusta, anzi si assiste a un globale arretramento della qualità della vita, a un controllo sociale sempre più esteso, a una perdita dei diritti conquistati nei diversi ambiti, da quello lavorativo a quello della libertà individuale e dell’autodeterminazione.
Il femminismo, originariamente creativo e dialettico, come si pone di fronte ai cambiamenti in atto? Il fatto che abbia posto preminentemente l’accento sulla visione emancipatoria della donna lo ha in qualche modo reso complice dello stato attuale delle cose? Altro

Come si fabbrica la storia? La giornata a favore dei Giusti

“E dillo qualche volta sì! Dillo che sei d’accordo con qualcosa! No Tav, No Expo, No Vat, no no no. Sembri La Bambolina di Michel Polnareff, chiusa dietro la vetrina dei suoi no!”

Che ci posso fare io se vedo grigio e mi saltano subito all’occhio gli abusi, le ingiustizie e soprattutto quel modo strumentale di farci digerire e accettare o rifiutare e demonizzare certi modi di pensare e certe ideologie.

Già ero scettica sull’istituzione della Giorno della Memoria in questi termini:

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”, Altro

La differenza fra Renzo Bossi e me

E come faccio a spiegarvi l’enorme differenza fra Renzo Bossi e la mia modestissima persona? Io non ho comprato una laurea, lo stato mi frega dieci volte al giorno con tasse, gabelle, multe ingiuste, corsi di aggiornamento a pagamento, eccetera. Il mio stipendio è un ventesimo del suo ogni mese (e per di più precario) e non ho neppure una famiglia che conta. Altro