La differenza fra Renzo Bossi e me

E come faccio a spiegarvi l’enorme differenza fra Renzo Bossi e la mia modestissima persona? Io non ho comprato una laurea, lo stato mi frega dieci volte al giorno con tasse, gabelle, multe ingiuste, corsi di aggiornamento a pagamento, eccetera. Il mio stipendio è un ventesimo del suo ogni mese (e per di più precario) e non ho neppure una famiglia che conta.
Ma la differenza più grande è che io provo un sentimento di vergogna, se e quando so di non essermi comportata correttamente, anche in piccole cose o in situazioni da nulla. So chiedere scusa. So avere una certa qual dignità, che per me non è poco. Con Renzo, invece, siamo in un mondo parallelo: faccia di tolla, come si dice da queste parti, nessun valore morale, nonostante sbandieri dio famiglia e padania, mediocrità a tutti gli effetti, compensata da posizioni di potere e un buon portafoglio.
Io non mi riesco più a scandalizzare o ad incazzare, e non riesco più nemmeno a fare discorsi conditi di etica, su quello che è giusto e quello che è sbagliato. Non mi importa se Renzo abbia comprato la laurea in Albania. A lui la laurea non serve nemmeno, è di un’altra casta. Lui che se l’è presa a fare? Appende il diploma sul caminetto? Ne parlerà ai suoi nipoti: “Sapete come ho fregato gli italiani? Mi sono fatto dare il lavoro da papà, per ventimila euro al mese, quando un giovane della mia età ne prendeva 800 e saltuariamente, e poi ho anche preso una laurea in Albania, pagando, si sa, perché chi l’ha mai studiato l’albanese? Così avrei fottuto tutti, se non mi avessero beccato. Invece ho fatto la figura del pirla”.
Beh, delle future vicende di Renzo ce ne frega poco.
Di fatto anche a me una laurea non è servita a molto, rispetto alle aspettative di partenza, secondo le quali avrei dovuto fare un mestiere attinente al mio titolo di studi e che mi piacesse, avere una certa sicurezza economica e uno stipendio decente. Ma, siccome nella vita non tutto è da buttare, a me, indipendentemente dalla laurea, gli anni dell’università sono serviti. Mi sono formata come persona, con pareri complessi e articolati, persona che sa esprimere una sua opinione, che coglie all’istante se la stanno fregando. Ho dimostrato a me stessa che potevo studiare e lavorare contemporaneamente. Che la vita non è facile, che le conquiste che si fanno hanno un prezzo o semplicemente costano fatica, che mia madre e mio padre la pappa pronta non potevano darmerla e allora dovevo cavarmela. Questo è quanto ho appreso dall’università, al di là dei corsi, degli esami, dello stomaco che ti si consuma nell’attesa del giorno d’appello. È tutto un altro modo di vedere il mondo, rispetto al nostro eroe dal nome manzoniano.
Con o senza una laurea, io e Renzo Bossi facciamo parte di due mondi che – per fortuna – non si comprendono e che stanno in un perenne rapporto conflittuale, in barricate opposte. Loro nei loro privilegi si fanno oppressori – nemmeno troppo furbi – di tutti gli altri, contro i quali da anni stanno fomentando una spietata guerra fra poveri. E molti ci sono cascati: a denunciare i migranti, a dire che non si dà il cibo a mensa ai figli dei poveri, ad invocare le ronde padane. Vi rendete conto di cosa vi siete resi complici, voi che ci avete creduto?
Semmai, per quelle come me, che non hanno mai creduto nella padania, il vero problema è come superare questo difficile momento politico, in cui il crollo di ogni ideale conduce all’indolenza, al non sapere più che pesci pigliare, al non comprendere come mai una larga fetta dell’opinione pubblica – se esiste – continui a urlare allo scandalo, senza poi proporre nulla. Una palude. Non è scandalo: Renzo e i suoi sono così, come avete fatto a  non capirlo prima? Avete dovuto aspettare il crollo del dorato castello di cartone, per rendervi conto con chi avevate a che fare? Per accorgervi che vi stavano prendendo in giro? E ancora, adesso che si fa? Se avete creduto a tutte le loro bugie, a quella sulla meritocrazia, a quella sull’importanza dell’istruzione per avere una promozione sociale, bene, ora che avete aperto gli occhi, che volete fare? Dove volete convogliare la vostra indignazione e la vostra rabbia? A quali soluzioni state pensando? A farci ancora la guerra fra poveri? A sparare sui clandestini? O finalmente state capendo che il problema è dall’altra parte della barricata…

1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. paola
    Mag 05, 2012 @ 14:15:44

    …e nonostante il crollo Bossi è ancora li a parlare alla gente nei suoi comizi quasi a far credere che ciò che ha fatto non è in fondo poi così grave!!…basta con sta mediocrità basta con il non saper mai tirar una riga tra corretto e scorreto…le cose che ha fatto son gravi e van vissute con tutta la loro portata di assurdità

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