Storie di tutti i giorni

A volte vorrei chiederti di ammaestrarmi come la volpe fa con il piccolo principe ma, come nella storia, sarebbe rischioso, perché poi siamo destinati a separarci e, mentre la volpe ricorda il piccolo principe quando guarda il colore del grano, a me viene malinconia nelle giornate di pioggia, mentre cammino lungo il Naviglio grande. Dovrebbero abolirle le giornate di pioggia. Altro

Puttana di cuore. Nel mondo dei normali, parte settima

La teoria di una mia “brillante” collega, oramai litania da giorni: “ci sono donne che sono puttane di culo, quelle che sono puttane di testa e quelle che sono puttane di cuore!”. Non fa una grinza, solo non ho capito se siamo tutte puttane tranne lei e se dobbiamo sceglierci una delle tre categorie o ci giudica lei direttamente. La teoria continua: “quelle di culo, lo fanno per soldi, quelle di testa per prestigio, che però è comunque legato a un tornaconto economico, e quelle di cuore per sentirsi approvate dai maschi, con cui si comportano da gatte morte, pur di conquistarli tutti, rovinano famiglie, fanno separare i mariti, li conquistano, li lasciano a loro volta, solo dopo averli ridotti sul lastrico”. Altro

Sempre dalla stessa parte

di Elisabetta Teghil

A Marianna Valenti

La  “legge ” invade ogni luogo ed ogni momento della vita, ma il potere, in tutte le sue articolazioni istituzionali, vive nell’ “illegalità”.
Si finanziano le scuole private in violazione della Costituzione, si fanno guerre neocoloniali contro il dettato della Costituzione stessa.
Le leggi sono una sanzione formale dei rapporti di forza e, allo stesso tempo, i primi a disattendere le leggi sono quelli/e che le hanno promulgate, ribadendo così perchè e per chi sono state fatte.
La “legalità”, intesa come rispetto dei diritti delle cittadine e dei cittadini, è, invece, nelle lotte dei valligiani, dei pastori, dei minatori e di tutte/i quelle/i che, giorno dopo giorno, con il loro impegno, cercano di attuare il principio costituzionale che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e sulla sovranità popolare. Altro

In fuga

Cara amica,

quando torni? Lo sai che ho bisogno di te e so che tu hai bisogno di me. Ti sei esiliata in cerca di una vita nuova perché fare la cameriera a Parigi era sempre meglio che fare la precaria in biblioteca in un paesino della provincia. Nel tuo immaginario. Nel mio immaginario. Era esotico. Era nuovo. Era libertà.

E proprio per questo ti ho pensata mentre servivi dei turisti americani un po’ volgarotti e una signora col cane, che storceva il naso per la tua pronuncia stentata e, infine, degli studenti dell’Erasmus, che tentavano di portati a letto. Ho visto che ti sei tagliata i capelli cortissimi e che hai il tuo solito sorriso discreto, forse un po’ triste. La tua fuga ti sta servendo? Ti prego, dimmi di sì, anche se l’altra sera mi hai detto con una voce indecisa che non sapevi se restavi. E non sapevi se tornavi. Forse avresti cambiato città ma qui non ritornavi. Altro

Intermittenze

Non riuscivo a scrivere.

Per scrivere di nuovo dovevo avere delle risposte, che sapevo che non sarebbero state quelle che volevo io. A volte una persona fa delle domande, sapendo già le risposte. Ma un conto è immaginarsele, un conto è sapere come stanno le cose nero su bianco, dirsi le cose. Ho sempre apprezzato chi dice ciò che pensa, chi evita le ambiguità, anche se la verità, talora, è un pugno allo stomaco.

E, aspettando le risposte, mi sono dimenticata di tutto, di quegli argomenti che hanno accompagnato l’estate oramai finita… Mi sono scoperta che non ho niente da dire, perché il personale ha preso il sopravvento su tutto e mi sono ritrovata a farmi scorrere attorno la vita, pensando a me stessa. Per me questa cosa non è così scontata, visto che ho sempre amato informarmi e riflettere su ciò che succede nel mondo, partecipare attivamente, capire come stanno le cose. Altro

Ideologia e memoria collettiva

Di Elisabetta Teghil

Tutto ciò che è ideologico possiede significato. In altre parole, è un segno. Senza segni non c’è ideologia.
Esiste un mondo particolare, il mondo dei segni.
Il campo dell’ideologia coincide con il campo dei segni. Essi si equivalgono. Ovunque sia presente un segno è presente anche l’ideologia.
Tutto ciò che è ideologico possiede un valore semantico.
Ogni segno ideologico non è, solamente un riflesso, un’ombra della realtà, ma è, anche, un segmento materiale di questa realtà.
Un segno è un fenomeno del mondo esterno.
La coscienza individuale è alimentata dai segni, trae il suo sviluppo da essi, riflette le loro leggi e la loro logica.
La coscienza è logica della comunicazione ideologica, dell’interazione segnica di un gruppo sociale. Altro

Il debutto in società

Di Elisabetta Teghil

La Jugoslavia, quando è stata aggredita, non aveva un ruolo strategicamente importante né con riferimento ai criteri del passato, cioè vantaggi militari, accesso al mare o ad un fiume navigabile, stretti, canali, alture……né a quelli odierni, cioè controllo di particolari ricchezze , petrolio, gas, carbone, ferro, acqua….
Per gli Stati Uniti, il Kosovo, che è stato il pretesto/occasione, non presentava e non presenta un interesse strategico nel senso passato e presente del termine.
Allora perché? Altro