Mi ricordo che ai miei tempi……memoria femminista da tramandare

Di Noemi Fuscà
Intervento introduttivoIncontro Nazionale Separato
“Memoria collettiva, Memoria femminista”
15 dicembre 2012
http://coordinamenta.noblogs.org
Questo incontro mi ha dato la possibilità di riflettere sia in quanto storica e che in quanto femminista sulla memoria; abbiamo deciso di chiamare questo incontro memoria collettiva e memoria femminista perché rappresentano allo stesso modo importanti punti di vista: collettiva in quanto la Storia, quella con la S non è una storia individuale ma è la rappresentazione delle esperienze dei processi sociali di un dato periodo e di una specifica o generica comunità. Memoria femminista come recupero di un vissuto politico che oramai si è sussunto con un movimento socialdemocratico ma che per noi non è rappresentabile assolutamente da quelle donne. Altro

Ricordare/trasformare/uscire da qui

Di Elisabetta Teghil
L’esperienza passata condiziona quella futura, per questo è necessario conquistare una memoria autonoma e collettiva del movimento femminista.
La memoria è l’occasione per produrre nuove possibilità e dare un senso agli eventi presenti e futuri.
Il femminismo è nato dalla prassi consapevole di soggetti che intendevano liberarsi e la liberazione di noi tutte è il programma del passato, del presente e del futuro.
Compagna e femminista ancora ieri provocavano vibrazioni che penetravano fin dentro gli abissi del disagio e della solitudine che, pure, c’erano anche allora.
Una generazione, per anni, si è riconosciuta chiamandosi femminista e la parola suggellava un patto di appartenenza  e solidarietà difficilmente verbalizzabile proprio per la ricchezza della sua estensibilità.
Ma, se sono le parole a fare le cose, disfare quelle parole che sono, allo stesso tempo, categorie di rappresentazione e strumento di mobilitazione ha contribuito alla smobilitazione  di quello che, un tempo, si chiamava femminismo. Altro

In fuga 4 (da una madre o tra le sue braccia)

Ti svegli una mattina e non solo c’è l’aria di neve ma fuori c’è un paesaggio lunare e devi camminare con i doposci, che se li chiamano moonboot qualcosa c’entra di sicuro.
Prendo il treno per la città che amo e lì sono tutti con il cappottino leggero, non c’è traccia di neve e ci sono 16 gradi in più: non sembra nemmeno la stessa Italia e non lo è.
Poi ci sono facce di gente che conosco e che mi fa piacere abbracciare e stringere e ci sono facce nuove in questa ansia di socialità, che mi fa parlare tanto e ridere con il mio “fondo di tristezza infondo all’anima”. Vorrei camminare sul lungotevere ma non c’è tempo. Il tempo me lo consumano i treni, le fermate della metropolitana, i chilometri a piedi, che anche il viaggio è vita ma a volte abbiamo bisogno di arrivare e sentirci a casa, sotto la neve o sul lungotevere, ovunque ci sia un riferimento caro, dietro qualsiasi porta abbia il nome di casa. Altro

Come femminista non ho Paese: contro la riapertura del processo a Pinar!

Ricevo dal Comitato di solidarietà Pinar Selek libera e diffondo… perché è giusto sapere e, quando possibile, fare.
Il 13 dicembre Pinar Selek, femminista antimilitarista turca, si è trovata ad affrontare di nuovo la minaccia di un ergastolo in un processo per cui è stata già assolta tre volte!
Sono 14 anni che lo Stato Turco la perseguita e giovedì c’è stata l’udienza per la riapertura del processo contro di lei da parte della 12° sezione del Tribunale penale speciale di Istanbul
Ricordiamo che Pinar è diventata un bersaglio a causa della sua ricerca sociologica condotta nel 1996, relativa alle condizioni del conflitto armato tra la Turchia e il Kurdistan e alle possibilità di riconciliazione. Altro

Scrivere storia, raccogliere memorie, fare militanza

Nella primavera del 2003, proprio qualche tempo dopo l’uccisione di Dax a Milano, mi ritrovavo a prendere una scelta sull’argomento della mia tesi di laurea in storia. Da militante antifascista, mi aveva sfiorato più volte l’idea di scrivere qualcosa sui movimenti antagonisti a Milano ma la consapevolezza di sentirmi troppo all’interno di quel meccanismo, non tanto per una questione di imparzialità rispetto all’argomento, quanto per l’eccessivo carico emotivo che una tale scelta comportava, mi fece abbandonare l’idea sul nascere. L’aggressione a Dax è stato uno degli episodi che più mi hanno colpito in tutto il mio percorso politico e personale di militante, anche perché si percepiva in quel periodo che i fascisti stavano rialzando la testa e le loro idee, assieme a quelle dei razzisti della Lega e del peggior capitalismo colonialista, si erano rafforzate, mentre il movimento , da Genova in poi, per molteplici cause, aveva sempre più perso il suo smalto. Altro

Escapismo 2

Ogni anno, quando arriva dicembre ti penso. Ti ricordi quando avevi la casa da studente in un’altra città e quel Natale che mi hai detto che restavi lì da solo perché avevi rotto i rapporti con i tuoi? Facevi il cameriere di sera e di giorno studiavi e ti allenavi in palestra. Allora ti ho detto che avrei passato io il giorno di Natale con te, mi dispiaceva lasciarti solo, alla fine eri uno dei miei più cari amici.
Ho preso il treno il 24 dicembre e tu sei venuto in stazione a prendermi. “Ci vediamo davanti all’orologio fermo dal 2 agosto ’80” hai esclamato, ma tanto oramai era di rito per noi vederci lì. Al supermercato abbiamo preso birre e poco altro, tanto le pizze le potevi portare tu dal ristorante. La gente riempiva i carrelli in maniera inverosimile e c’era una coda alle casse che avremmo potuto passare lì il Natale. Altro

In fuga 3

Cara amica,

o forse dovrei dire “cara sorella” o “cara compagna”, qui oramai molti amici che frequentavamo si sono persi dietro falsi miti, come il progresso, il consumismo, la meritocrazia, la carriera. Ti placcano in discussioni lunghissime, quanto inutili, sul fatto che lo stato dovrebbe premiare i bravi e che l’Italia va a rotoli perché avanzano sempre i parassiti. Parlano forbito ma la banalità delle loro posizioni e il non ammettere diritto di replica, questo blabla continuo, insomma, mi secca.
Molti altri pensano che a quest’età tu ti debba fare a tutti i costi una famiglia, se non hai i figli ti chiedono sfacciatamente perché. Io rispondo sempre con cinismo che sono sterile, soprattutto ai nuovi colleghi e alle nuove colleghe, così spiazzo tutti, che chiedono scusa e non ritornano più sul discorso. Il senso di normalizzazione a tutti i costi mi turba sempre un po’ e, a volte, ci casco anche io e mi chiedo cosa ci sia di a-normale o di sbagliato in me, che non sono peter-pan o bambocciona, ma saranno fatti miei… Altro