Linguaggi da ricostruire

Di ScateniamoTempeste

“Troia” è un insulto sessista, dei più eloquenti della lingua italiana.

Se una persona con un curriculum elevato, da letterario, poeta, cantautore, lo usa, non posso pensare che l’abbia usato a caso. In buona fede. Senza sapere cosa va dicendo.

D’altro canto non mi stupisce nemmeno la sinistra bigotta, opportunista, ipocrita, che si scandalizza di fronte a una terminologia offensiva, che pertanto non andrebbe attribuita ai politici, uomini e donne del paese, non in quanto sessista, ma perché “non si dicono le parolacce”. Altro

Specchietti per le allodole, ovvero…

Di Elisabetta Teghil

…….un papa “attento ai poveri”, una presidente della Camera “sensibile”.

Il nuovo papa si è voluto chiamare Francesco, per richiamarsi a principi di morigeratezza e sobrietà. Porta croce di ferro e anello d’argento.
I media riportano la sua “fama di riformatore e attento ai poveri”. Le televisioni lo immortalano in mezzo ai fedeli, ai bambini, a piedi nella folla.
E’ argentino e accusato da alcuni di connivenza con la dittatura di Videla.
Ed è un gesuita.
Le caratteristiche dell’Ordine le conosciamo tutte/i e i campi d’intervento privilegiati sono le missioni e l’educazione. Altro

Cadute/i dal pero

Di Elisabetta Teghil

«….la politica europea dovrebbe somigliare un po’ di più in campo economico e sociale a quella degli Stati Uniti».

Pier Luigi Bersani -«America 24» (18 febbraio 2013)

Nel dibattito politico sono prepotenti due dimensioni che si sono affermate: il debito e la crisi.
Il primo è un cappio per strangolare la già debole sovranità nazionale dell’Italia,  la seconda è l’alibi attraverso cui si sta attuando, e per certi versi si è attuato, l’impoverimento generalizzato che ha colpito soprattutto i ceti medi a cui è stata tolta anche la speranza che coltivavano di mobilità e di valorizzazione socio-economica. Questo attraverso lo smantellamento dei servizi collettivi. Altro

Il 16 marzo siamo tanti, siamo vivi!

Di ScateniamoTempeste

Siamo scesi in piazza in quasi 10.000 per ricordare Dax. Siamo 10.000 antifascisti.
A volte in questi dieci anni ci siamo sentiti da soli, isolati o in pochi a difendere le nostre posizioni, a dire che il fascismo c’è ancora, che ci sono persone che nel suo nome ancora uccidono e che c’è ancora mascherato da altro, mischiato con altre ideologie, confuso nelle pieghe del capitalismo e, per questo, ancora più pericoloso, perché cela il suo vero volto, perché ti uccide lentamente, togliendoti la possibilità di avere una casa, un lavoro fisso, di fare progetti per il futuro, di vivere dignitosamente.
Eppure, a due giorni dal corteo di Milano del 16 marzo, possiamo dire che eravamo e siamo tanti e che “le nostre idee non moriranno mai”. Altro

Sbornia

Di Elisabetta Teghil

La stagione che stiamo vivendo non è il frutto di una crisi congiunturale, non è leggibile con la teoria dei cicli, ma è il frutto dell’autoespansione del capitale.
Una delle novità più grandi è la rottura del blocco sociale dominante.
L’attacco alla piccola e media borghesia è di classe, nel senso compiuto del termine, cioè alle loro condizioni materiali di vita.
Ci troviamo di fronte ad un passaggio irreversibile ed è pia illusione quella di coloro che pensano che dopo la tempesta tornerà la quiete.
Dopo, ci troveremo molto più povere/i e molto meno libere/i di ieri.
Da qui l’inconsistenza, e questo sarebbe il male minore, ma, soprattutto, la falsità di una lotta impostata contro l’illegalità e l’evasione fiscale, addirittura elevate a strumenti di rinascita economica  che dovrebbero far ripartire il volano della redistribuzione delle ricchezze.
Secondo queste/i buontempone/i i proventi recuperati dalla lotta contro l’evasione fiscale e l’economia “illegale” in genere, dovrebbero essere usati per i lavoratori e le lavoratrici. Ma il raccolto dell’economia legale e quello delle tasse regolarmente pagate dalla maggioranza delle cittadine e dei cittadini non viene certo usato per questo! Per non parlare dell’utilizzo del plusvalore che, pure, viene prodotto in grande misura! Altro

Delle mille illusioni

Di ScateniamoTempeste

(Scritto un paio di anni fa e mai pubblicato)

Dell’8 marzo. Vengo invitata su internet ad una miriade di eventi per la festa della donna, da quello sulla liberazione dei corpi ma non troppo, perché sennò poi una va a fare la velina, a quello istituzionale, che si proietta un film e poi si discute di pari opportunità, a quello del post-porno legato ad alcuni centri sociali… e mi chiedo: “ma cosa c’è da festeggiare?”. Se veramente in Italia le donne godessero di pari dignità rispetto agli uomini, non ci sarebbe bisogno di festeggiare alcunché, ma siccome non godono di ciò, non c’è da festeggiare nulla, anzi, ci sarebbe da protestare, tutti i giorni però e non solo nel sacro giorno istituzionalizzato. L’8 marzo quindi, a che pro?

La festa della donna tuttavia mi fa riflettere molto sulle mille illusioni con cui ci siamo autoalimentate nel corso degli anni e sulle bugie a cui abbiamo spesso creduto, ingenuamente.

A voi che siete femministe “da sempre”, e che magari avete maturato le vostre idee in anni più fertili rispetto ad oggi, chiedo, come chiederei ad una madre, di spiegarmi quali sono i passi per sopravvivere a questo mondo “senza perdere la tenerezza”. Dall’altro lato, vi chiedo di comprendermi se sono critica o scettica rispetto a tante parole d’ordine storiche e se sono polemica nei confronti del mondo che ci avete consegnato. Altro

¡Hasta siempre Hugo!

Di ScateniamoTempeste

Ha scritto Fidel Castro “La historia me absolverà”, la Storia appunto, non gli storici, spesso in cerca di piccoli aneddoti per riscrivere un fatto o un’epoca, o i giornalisti, impegnati a servire questo o quel potente per mero interesse personale o per ridotte vedute politiche.

E così sarà per Hugo Chavez Frìas, morto ieri pomeriggio, grandissima personalità politica di questo secolo in balia della deriva più estrema del capitalismo, che sembra non lasciare spazio a un’alternativa e che tuttavia non ha ancora annientato le opposizioni, soprattutto in quell’enorme laboratorio politico che è l’America latina, terra di feroci dittature ma anche di veri e propri esperimenti politici anticapitalisti e socialisti allo stesso tempo e, soprattutto, coraggiosi. Altro

E’ un ladro chi ruba la spazzatura?

Di ScateniamoTempeste

È dell’altroieri la notizia che a Milano è stata sgominata una banda di “ladri di carta” che operava nelle vie del centro della città e che, di notte, prima che l’Amsa svuotasse i cassonetti della differenziata, i “ladri” si siano impadroniti per circa un anno della carta migliore, per rivenderla, dice Repubblica, come i “cartoneros sudamericani”. La notizia aggiunge che Amsa e Comune hanno subito un danno di circa 300.000 euro dalla mancata vendita di carta da riciclo. Accusati di furto, con l’aggravante di aver commesso il fatto su “cose esposte per consuetudine e necessità alla pubblica fede” e di aver causato alla pubblica amministrazione un danno patrimoniale di rilevante entità, i sei sono stati condannati ai domiciliari nelle ore notturne. “Pubblica fede” e “consuetudine” sono chiamate in causa, senza altre motivazioni plausibili, per dirci che chi ruba la spazzatura commette un reato.
Di fronte a questa inquietante notizia e alla fragilità delle motivazioni dell’accusa, sono obbligatorie alcune riflessioni. Banda o non banda, si può dire ladro chi ruba qualcosa che qualcuno vuole buttare? È un ladro verso chi? Quello dei rifiuti è un servizio o è un business mascherato da servizio? Altro

Coscienza di genere, coscienza di classe

Di Elisabetta Teghil

L’ideologia neoliberista, falsificando le scritture storiche, si presenta come un credo, come la forma suprema della realizzazione umana.
Nella vita quotidiana, questo si trasforma nello sviluppo dell’individualismo, nella preminenza progressiva della merce su ogni altro elemento e nella mercificazione di tutti i rapporti, compresi quelli sociali ed affettivi, nel dominio del denaro, nella cultura che viene ridotta a mode che si susseguono con l’apparire esibizionistico che prende il posto dell’autonomia individuale, nel revisionismo storico accompagnato dall’appiattimento della storia stessa sull’evento immediato e l’informazione istantanea, nella strumentalizzazione delle lotte di liberazione e delle diversità e la cooptazione di elementi provenienti da etnie, ceti, culture oppresse che, in cambio della loro personale promozione sociale, partecipano attivamente all’oppressione degli ambienti da cui provengono. E, ancora, fuga dal conflitto, disaffezione progressiva dalla politica, nobilitazione della violenza repressiva e delle guerre neocoloniali, con la moltiplicazione dei passaggi verso l’atto violento fatto dai cittadini/e verso chi è o viene percepito/a come diverso/a o più debole. Altro