Libri liberi di indottrinare

Di ScateniamoTempeste

La scuola dovrebbe dare al discente e alla discente gli strumenti per comprendere la realtà e formarsi una propria opinione. Credo che, al di là dell’aspetto pedagogico e di quello educativo in senso ampio, la conoscenza del mondo in cui viviamo sia la sua funzione primaria.

I libri di testo, per quanto possibile, dunque dovrebbero tentare di porre dei problemi e presentare le loro possibili soluzioni, non in maniera acritica, ma con semplicità, concretezza e chiarezza. Anche chi insegna dovrebbe per lo meno tentare di proporre questioni ampie, in modo articolato, tuttavia non incomprensibile, evitando di fare esclusivamente propaganda a favore di una o un’altra ideologia. È difficilissimo, perché ciascuno di noi è portatore (sano o insano) di valori e idee e, ovviamente, ciò ci condiziona in ogni momento della nostra vita, da quando decidiamo l’atteggiamento che terremo con chi ci vende i fiori al semaforo, a quando ci troviamo di fronte a un nostro superiore a cui rendere conto.

Hanno a lungo accusato i libri comunisti e gli insegnanti bolscevichi. Libri comunisti non ne ho mai incontrati sulla tortuosa strada della mia vita da insegnante. Insegnanti bolscevichi o giù di lì, sì, ma quasi tutti con un’etica del mestiere, capaci di trasmettere senza indottrinare.

Però oggi ho trovato questo:
“L’opposto dell’uguaglianza è il privilegio. Esistono infatti gruppi, categorie o intere classi sociali “privilegiati” che si sentono autorizzati a sottrarsi alle leggi restando impuniti.
Fondando la democrazia, la Rivoluzione francese abolì i privilegi che nell’Ancien régime distinguevano l’alto clero dal resto dei francesi.

Nel corso del Novecento, incredibili situazioni di privilegio si crearono nelle dittature, persino in quelle ispirate al comunismo che, in linea teorica, dovevano assicurare non solo l’uguaglianza, ma addirittura la partecipazione alle ricchezze della nazione: in Unione Sovietica, per esempio, mentre lavoratori e professionisti erano costretti a risparmiare per anni solo per acquistare un nuovo paio di scarpe, la nomenklatura, cioè la classe privilegiata formata dai membri del Partito e degli alti ufficiali, godeva di ogni genere di lussi: cibi importati dall’estero, la seconda casa al mare o in campagna, l’automobile, un’abitazione di cinque stanze, mentre il resto del popolo doveva ammucchiare cinque persone in una stanza sola.Seppur in misura minore, a volte i privilegi sopravvivono anche nelle democrazie…”

Il brano in questione si trova in un testo di educazione civica per le medie, scritto da Vittoria Calvani e Michela Volante, alle quali vorrei dire che i ragazzini che oggi fanno le medie sono tutti nati dopo il 2000 e che del comunismo non sanno assolutamente nulla. Sono nati ben dopo non solo il 1989, ma anche dopo il crollo dell’Urss ( i ragazzini di oggi non sanno cosa sia l’Unione Sovietica) e il 1994, quando Berlusconi vinse le elezioni, grazie alla sua propaganda contro i comunisti che governavano l’Italia da cinquant’anni (ma magariiii!).

Il testo in questione inoltre cita espressamente come unica dittatura il comunismo, in cui persistevano grandi privilegi da parte della nomenklatura, mentre, non solo non fa cenno alla precedente situazione russa, ma afferma anche che nelle moderne democrazie occidentali i privilegi sono ridotti.

Non voglio entrare nel dibattito sul comunismo di stato in Urss, anche perché non ho gli strumenti per elaborare una discussione scientifica sulla corruzione della sua dirigenza, che senz’altro ci fu (e nessuno lo nega), ma se posso permettermi, non più che altrove, non più che qui.

In questo brano strampalato, che mischia parole che non c’entrano, come privilegi e legalità (come se la legge non fosse spesso fondante i privilegi!), cosa si vuole affermare? Cosa capisce un ragazzino che ha appena finito le elementari di questa manfrina contro il privilegio? Io ho capito che i comunisti erano corrotti, ma magari sono corta d’intelletto.

Mi sembra inoltre ridicolo e in malafede che si discetti sulla casa a cinque stanze contro la stanza unica dei ceti popolari (posto che sia stato vero! La Russia è immensa, ha un centinaio di milioni di abitanti! Hanno fatto delle statistiche?) e si dica che nelle democrazie le ingiustizie e i privilegi siano minori. In base a cosa?

Il mio vicino ha una casa di 7 stanze e abita con sua moglie e basta. Il suo però, forse, non è un privilegio, perché se l’è guadagnata, potrebbero sostenere le autrici, mentre in Russia, anche se guadagnavi, non ti erano garantite cinque stanze (Boh, magari la nomenklatura voleva stanze tutte per sé!).

E poi. I capitalisti di oggi che affamano il pianeta, quelli dove vivono? Da dove vengono? Dalla Corea del Nord? Dal Venezuela? Da Cuba? E quelli di case non ne hanno due, ma cinque, e di macchine non ne hanno una sola e, se vogliono, ci fanno pagare non solo l’acqua ma anche l’aria che respiriamo.

Si dovrebbe quantomeno tenere conto, inoltre, che la società russa di certo non è migliorata con la democrazia, che le differenze anzi si sono ampliate a dismisura, altro che mesi per comprare le scarpe e le auto! In Russia c’è un’emergenza povertà che non si vedeva da decenni e questo non è ideologia, è innegabile. Perché allora non si dice che in Russia i bambini avevano diritto a un mese di vacanza gratis, che veniva pagata dallo stato, o che chi era bravo andava all’università senza preoccuparsi dei problemi per il futuro? Che questa era uguaglianza contro il privilegio.

Il punto, però, non è neppure questo. Il punto è: perché scegliere di inserire un testo simile per una lezione di cittadinanza di seconda/terza media? È un messaggio asettico? Aggiunge qualcosa alle competenze e alle conoscenze che un cittadino e una cittadina in miniatura stanno acquisendo?

Questo brano non è sulla corruzione, è sulla corruzione dei comunisti. Tanto che, scorrendo più avanti e più indietro il testo, non ci sono altri esempi, a parte uno in cui si dice che anche in Italia, negli ultimi anni, abbiamo assistito a generici episodi di corruzione della “Casta”.

Una risposta c’è. Questo brano è perfettamente funzionale al nostro sistema, perché afferma i valori dominanti (in maniera discutibile e faziosa). Il messaggio che si vuole far passare ai ragazzini di dodici anni è inoltre questo, e concedetemelo se lo scrivo per una volta fuori dai denti: che il comunismo è una merda.

E questo non servirebbe a indottrinare?

E questo non sarebbe ideologia?

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