Favole che ci raccontate

Di ScateniamoTempeste

Avere un ministro per l’integrazione donna e di colore non basta per potersi dire antirazziste e antirazzisti. Chiedere a gran voce una legge contro la violenza sulle donne non basta per potersi dire antisessiste e antisessisti.

Lo dimostra tutto il Governo e prima di tutto il Partito Democratico, sempre in prima linea quando ci sono da blaterare sponsor che li fanno apparire eroi ed eroine buoni e buonisti, nei fatti razzista e sessista.

Il 19 luglio, Mame Diop Dore, un ragazzo senegalese, venditore ambulante “abusivo” a Ventimiglia, è morto mentre scappava dalla polizia che lo inseguiva, proprio perché abusivo e chiaramente senza permesso di soggiorno. Nessuno/a si è chiesto chi era e come viveva, perché scappava fino a mettere a repentaglio la propria vita… forse perché noi italiani non sappiamo nemmeno cosa sono i Cie, dove mettono gli irregolari e che fine fanno nei moderni lager pieni oltre il limite, non ce ne frega niente, ognuno per sé. Non sappiamo cosa vuole dire non essere liberi, non essere a casa, sentirsi braccati. Ma loro, i migranti e le migranti, lo sanno bene e in mano della polizia, nei Cie, con la Croce Rossa, che li gestisce, non ci vogliono finire. Il nostro governo ci rispecchia assai bene nell’indifferenza più assoluta verso le problematiche di questi uomini e di queste donne venuti/e da lontano: “abbiamo altri problemi”, “sono troppi”. E Kyenge che dice, lei che ce l’ha fatta? Nulla. Anche lei è passata sul carro dei vincitori. Magari sbandiera la meritocrazia, il darwinismo sociale, gli altri e le altre tutti/e a mare. Magari dice “poveretti” ma di cambiare le leggi non se ne parla. Non si capisce come si giustifica che lei sia lì e Mame invece sia morto. Come la spieghiamo questa differenza? In base a un papelito di carta che decide la vita o la morte? Mame è mio fratello anche se sono bianca, Kyenge non è mia sorella. Ci separa un sentimento di solidarietà umana che non posso avere con chi continua a tollerare queste ingiustizie pur ricoprendo un posto di potere e avendo una voce in capitolo superiore a quella dei cittadini comuni.

Domenica 21, sulla scia invece del femminismo e dei diritti delle donne, che secondo il Pd dovrebbero diventare specie protetta, un senatore della Repubblica, Stefano Esposito, si permette di affermare, circa Marta, la ragazza No-Tav picchiata e molestata dalla polizia sabato: “Parte da Pisa per andare a fare la guerra allo stato, prende giustamente, qualche manganellata e si inventa di essere stata molestata”. Ora, io vorrei analizzare parola per parola questa frase, perché non è una frase scritta (e non pronunciata) da un essere delirante, è invece esattamente cosa un esponente del Partito Democratico, non uno del bar vicino a casa mia, bensì un Senatore della Repubblica – quindi uno che ha un incarico importante e una certa visibilità e che il partito ha cooptato si presuppone per una qualche competenza politica – pensa.

Intanto pensa che se sei di Pisa, che te ne frega di fare la No Tav? Puoi stare a casa, no? Perché giustamente, che te ne frega del mondo? Se sei intelligente guardi al tuo particulare. Vi ricordate il comico Albanese quando diceva “Fatti li cazzi tua!”? Mi sembra rappresentasse un personaggio politico… Aggiungendo “guerra allo stato”, Esposito delegittima il movimento No Tav, di cui si nascondono le connotazioni e le rivendicazioni – un modo tipico dei politici del nostro paese per togliere valore alle nostre lotte – per ricondurlo a un manipolo di facinorosi (E se, invece, fosse lo stato che fa la guerra ai No Tav?). In ogni caso Esposito ci dice che non ce ne deve importare nulla di ciò che non sia profitto e che non stia immediatamente sotto i nostri occhi. Invece, se ce ne importa, ci organizziamo, protestiamo, allora facciamo guerra allo stato (che deve difendere i privilegi, non tutelare i cittadini); e se facciamo guerra, siamo una minaccia, perché le decisioni dello stato sono insindacabili e non si possono mettere in discussione. Infatti il Tav non è mai stato messo in discussione e la guerra c’è, ma al contrario, è lo stato che fa guerra a chi chiede di non farlo, con armi e mezzi ovviamente impari. Bel concetto di democrazia, nel Partito democratico!

Continuiamo. “Prende giustamente qualche manganellata”: come sopra, se fai guerra allo stato, ovviamente olio di ricino, che ti aspetti? Lo stato democratico manganella, Esposito è un suo rappresentante (“giustamente manganellata” è un’espressione che riconduco a epoche, diciamo, retrò). Ovviamente sei tu, Marta, e quelli come te, che non hai e non avete capito e pensate di farla franca. “Si inventa di essere molestata”: infatti, quando una donna denuncia una violenza, se lo è inventata. Ho detto tutto. Esposito ha detto tutto.

Esponenti del Pd, cosa fate la legge sull’omofobia e quella sulla violenza contro le donne? Siete voi gli incitatori allo stupro, come il vostro senatore. Sapete che le violenze, quelle vere, restano impunite, perché c’è sempre qualcuno pronto a sminuirle, a giustificarle (e non solo quelle sulle donne: la Diaz, Bolzaneto, Carlo, Federico).  E fate le leggi per mascherarvi convinti di ottenere ancora per un po’ il consenso da chi è stupido, poco informato e “in buonafede” e ancora aspetta che cambiate le cose, e da chi è come voi, senza problemi e con qualche interesse da difendere. Denunciate Calderoli che insulta Kyenge e date la cittadinanza simbolica, nei vari paesini da voi amministrati, ai figli dei migranti, poi vi rendete complici delle leggi ingiuste, che ogni giorno uccidono e “suicidano” ragazzi e ragazze di vent’anni in cerca di un futuro! Fate le leggi antiviolenza e distribuite manganellate.

La contraddizione è troppo grande e noi abbiamo smesso di credere che le favole che ci raccontate abbiano lieto fine…

Su Mame Diop Dore leggi anche:Mame Diop Dore, morto nel silenzio

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