Mi scopro intollerante

Di ScateniamoTempeste

Entro dal portoncino e, sulla porta a vetri, un manifesto: “Concerto di Natale in parrocchia”. Pensavo un palazzo fosse una cosa neutra, dove al massimo l’amministratore affigge l’elenco dei numeri d’emergenza, e invece lì hanno messo il volantino natalizio, che guarda verso l’esterno e verso i passanti, come in una vetrina per la pubblicità degli eventi dell’avvento 2013. E’ su un A3.

Mi scopro intollerante. Lo vorrei staccare e strappare. Capirebbero subito che sono io. Sono l’unica strana del palazzo. Altro

“Nè dopo, nè prima”

Di Elisabetta Teghil

Il sogno femminista ricompare prepotentemente  nel nostro immaginario e nei nostri desideri. Il femminismo oggi comincia da questa capacità di costituirsi autonomamente, che abolisce lo stato di cose presenti, comincia dall’esistere come afflato nella facoltà comune di produrre, curarsi, coltivare….nella condivisione dei saperi, della poesia, della musica, delle immagini….nella forza di resistere alla normalizzazione, nell’intelligenza dell’illegalità e del sabotaggio, nella comunicazione tra avanguardia e movimenti.
Perché il patriarcato non è altro che l’espropriazione di queste capacità, è il trionfo del possesso, del denaro , della merce , della meritocrazia…. è l’illusionismo dei diritti, è la censura e la manipolazione della nostra storia .
Non si tratta tanto di sconfiggere dei soggetti, quanto l’ambiente costituito dai dispositivi semantici, discorsivi, di controllo che rendono possibile il perpetuarsi del patriarcato e del capitalismo. Da qui l’inconsistenza dell’appello alla società civile, alla convivenza, alle quote rosa…. tutte tese a rimuovere la rivolta contro lo stato delle cose . Altro

Le più oppresse delle oppresse

Di Elisabetta Teghil

La rappresentazione dell’altro da sempre è utilizzata per la costruzione di un nemico che permetta la mobilitazione dei cittadini/e per dimenticare crisi e ingiustizie. Una valvola di sfogo.
Questo impianto rappresentativo una volta costituiva l’armamentario della destra, oggi attraversa l’insieme dei discorsi mediatici anche di quelli/e che, per comodità e tornaconto continuano, a presentarsi come di sinistra. Tutto ciò da quando il PD, con le associazioni satellite e le filiazioni come SNOQ, si è trasformato in destra moderna.
L’ambito per eccellenza in cui  si esprime questo impianto  è quello che riguarda il popolo Rom, nei cui confronti il discorso politico è ridotto ad un problema di sicurezza. Altro

Proposte per una rivolta trans

Di Denis

Mi capita piuttosto spesso vedere altre persone trans struggersi sognando di essere nate con un corpo coerente con la loro identità di genere. A me viene da pensare, invece, che se fossi nato maschio, sarei stato una donna trans. Non so, ho quest’impressione.
Non so se mi identifico senza genere o fuori dai generi, dal momento che in linea di massima mi arrabbio se, parlando di identità di genere, mi definiscono qualcosa di diverso dall’etichetta ‘uomo trans’, ma rifiuto del tutto la nozione cisnormativa e transfobica per cui quella parolina – trans – non dovrebbe ricoprire nessun ruolo particolare nella mia identificazione, nella mia storia, nella mia prospettiva, nel mio pensiero.
Le persone transessuali e transgender perdono molte cose: gli amici, i partner, il lavoro. Ma se tutte queste cose – fatta eccezione per il lavoro, che è già piuttosto difficile da ottenere in una condizione senza particolari ostracismi in corso, figurarsi in altri casi – sono tutto sommato recuperabili o è possibile ottenerne di nuove, c’è qualcosa che come persone trans perdiamo definitivamente, ed è l’attendibilità della nostra voce, la capacità di definirci, di narrarci, di mostrarci. In quanto trans, non posso affermare che io sono. La mia identità deve essere validata dagli altri. Altro