Il mio monte Everest

Di ScateniamoTempeste

Poi ci sono i commenti che dicono che non aggiorno più il blog e io vorrei dire che è dura. Che sono precipitata in un momento di quelli in cui senti l’attacco di panico che sta arrivando. E arriva di notte, come una sgradita sorpresa. Il senso dell’inadeguatezza è davvero difficile da digerire.

 

Quando faccio fatica a fare qualcosa, riaffiorano alla mente tutti quei percorsi che non sono riuscita a finire, quelle mete che hanno raggiunto altri, il senso di inadeguatezza verso qualcosa che dovrei concludere facilmente e diventa il monte Everest.

 

Mi sono ritrovata a fare un corso, da cui dipende il destino del mio lavoro e che mi impegna tutto il tempo libero e quello già occupato. È un corso all’università, con tempi strettissimi, se va bene sei dentro, se va male sei fuori. Un corso dove uno scritto e un orale un po’ alla volta decimano le persone e tu speri che se la prendano con un altro. Più sfigato, più ignorante, meno bello.

 

È la barca dei poveri cristi.

 

 

All’inizio l’ho presa con filosofia. Studentessa modello: sarà faticoso ma ce la farò. Quando però vedo che non c’è criterio nella valutazione da parte di chi mi insegna a valutare e che un professorino di trentanni, per nulla innamorato del suo lavoro ma solo del prestigio che sedere sopra una cattedra di ateneo può dare, giudicare che tipo di persona sono – non uno scritto o un orale, bensì la persona! Allora devo dirlo al mondo… e scrivo di nuovo. Poi scrivo di nuovo perché devo pubblicare questo testo di Elisabetta Teghil, che mi ricorda che c’è qualcosa d’altro e che devo andare oltre il mio momento. Come dice Vecchioni: alla fine della strada c’è un campo di mimose, forse non ci arriveremo ma non cambiano le cose…

 

4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. selciato
    Mar 17, 2014 @ 19:14:11

    Ho appena scoperto questo blog; cercherò di leggere un po’ per capire chi siete. Però intanto volevo spendere una parola di solidarietà e di incoraggiamento. Io stesso ho vissuto sulla mia pelle l’impersonale alienazione da ogni forma di intelligenza e passione propria delle nostre istituzioni. Non siamo in tanti a capire che altri mondi sarebbero possibili, ma per lo meno non sei sola.

    (Peraltro simpatizzo anche su altri livelli, dato che io stesso sto pensando di aprire un blog, e trovo molto liberatorio che tu possa parlare così apertamente delle difficoltà psicologiche che si incontrano nel porsi davanti ad una sfida del genere)

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  2. selciato
    Mar 28, 2014 @ 16:14:59

    Alla fine il blog l’ho aperto. E in fondo è stato un pochino anche grazie al tuo incoraggiamento. 🙂

    Rispondi

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