Democrazia autoritaria

Di Elisabetta Teghil

La Repubblica rifondata sulla sicurezza interna è una scelta dello Stato e
dell’iper-borghesia o borghesia imperialista contro la conflittualità sociale e dettata dalla necessità di realizzare compiutamente il neoliberismo. Quest’ultimo è un’ideologia nel senso più compiuto del termine come visione onnicomprensiva della società. E’ l’approdo inevitabile dell’autoespansione del capitale così come l’iper-borghesia è l’autovalorizzazione di una borghesia transnazionale.
Il neoliberismo ha bisogno dello smantellamento delle situazioni economiche marginali e di sussistenza, l’iper-borghesia dell’emarginazione sociale ed economica di tutti gli altri strati della borghesia. Da qui le guerre neocoloniali e il rovesciamento di governi asimmetrici a questo progetto. Ed, altresì, il depauperamento di ampi strati della popolazione nei paesi occidentali.
La così detta crisi non è qualche cosa di inatteso o di correggibile con questa o quella formula, ma è un momento costitutivo della società neoliberista.
In questo quadro con una scelta voluta e programmata, si è usato il termine terrorista per compattare la società contro il “nemico”, contro cui agire, legiferare e serrare i ranghi.
Il terrorista sarebbe il male per eccellenza, il morbo contagioso contro il quale ogni essere normale dovrebbe sentire l’esigenza di lottare.
Il male contro il bene e quest’ultimo si identificherebbe con l’esistente ordinato, il migliore dei mondi possibili, connaturato dal fascino di un teorema immutabile. Non a caso la socialdemocrazia moderna, divenuta destra, entra di forza nella gestione della società, arrogandosi il monopolio del progresso e della verità assoluta.
Tutto ciò non è una misura congiunturale, ma un’iniziativa a tutto campo, una scelta strategica, l’instaurazione di una democrazia autoritaria.
In questa stagione anche il garantismo con i suoi limiti, perché spesso ai principi non corrispondeva alcun diritto sostanziale, è accantonato.
Il teorema del 7 aprile è stato la prova generale con cui è avvenuto il passaggio dalla criminalizzazione de facto a quella de iure, dalla repressione dei singoli individui alla persecuzione politica e storica di un’intera generazione conflittuale, messa sotto accusa.
In questo nostro tempo c’è un crescendo di formulazioni tecnico-giuridiche che accantonano l’impianto giuridico  di stampo liberale uscito dall’unità d’Italia rispetto al quale la prima cesura era stata fatta con l’avvento del fascismo.
A  partire dagli anni ’80 c’è stato un salto quantitativo e qualitativo.
Sono penalizzati e intesi come reati penali i picchetti, le manifestazioni e gli scioperi spontanei, le disubbidienze civili, tutto quello che non rientra nei canali istituzionali prefissati. Tutto è teso a ristabilire in ogni momento e in ogni situazione il controllo sociale.
Non si tratta più di reprimere questo o quell’antagonista o quella frazione sociale organizzata autonoma e autodeterminata, si tratta di risolvere la questione sociale in Italia.
Per questo il codice penale così come l’abbiamo ereditato dalla Rivoluzione Francese, dove l’intervento sanzionatorio dello Stato è ammesso solo quando l’individuo commette un reato che viola la legge penale, è stato superato perché non si risponde penalmente per quello che si è commesso, ma per quello che si è.
L’esempio più macroscopico sono i Cie che, rendendo penalmente perseguibili i/le
migranti irregolari, hanno attuato il trascinamento dal reato per colpa al reato d’autore (Taterschuld). E questo vale soprattutto per tutti quelli che sono ai margini del mondo del lavoro e della società e per chi si impegna in politica.
E per fare due esempi conosciuti: Manolo Morlacchi in Italia e Arnaldo Otegi in Spagna.
Si è perseguiti per quello che si è con riferimento all’estrazione familiare, sociale, all’etnia, al tipo di vita, al modo di essere, alla collocazione politica….e tutta questa persecuzione penale è al servizio del controllo sociale.
Non è più necessario che l’alterità sia praticata, è sufficiente scriverne il desiderio.
E’ la messa sotto accusa permanente di tutta la società antagonista.
E’ la teoria che non avrai altra società all’infuori di questa.
E’ la conferma che questa società si sta incardinando sui principi giuridici della società nazista di cui non riprende i rituali oleografici, ma ne è impregnata dei valori etici ed esistenziali.
Per questo la distruzione di ogni autonomia nei rapporti sociali, nel territorio, nei luoghi di lavoro, è la garanzia di una radicale estirpazione dell’antagonismo di classe, la condizione  di una società normalizzata, priva di zone d’ombra, subalterna al grande capitale, illuminata in ogni ora del giorno e della notte in tutti i posti privati e pubblici da un controllo rigoroso, diffuso e molecolare. Questo è il senso delle telecamere, dei lampioni intelligenti, delle intercettazioni ambientali, telefoniche e della rete, nonché della raccolta dei dati  e della mappatura genetica attraverso il DNA.
Siccome la povertà, l’infelicità, il dolore diventano di massa, vanno sublimati nella lotta al terrorismo, nella delazione, nel qualunquismo, nella droga, nell’apatia e dissipati nel suicidio.
Tutto ciò non è nuovo, è già stato embrionalmente preannunciato dalle posizioni e dalla linea dei socialdemocratici a cominciare dallo loro mosca nocchiera, il PD, e già realizzato negli USA. Lo sbocco sociale non poteva che essere nella militarizzazione del territorio, nella cooptazione di persone provenienti da ceti oppressi per garantire l’oppressione dei più, nella intercambiabilità dei ruoli pur nella divisione dei compiti, fra poliziotti, magistrati,ong, onlus….
Una spada di Damocle pende su tutti/e, alla prima svista, alla prima riga di troppo, magari un’intervista o una presa di posizione “ardita”,  partono le denunce accompagnate da una martellante campagna mediatica, vedere Erri De Luca.
Abbiamo il diritto di esercitare la libertà di pensiero e di parola purché sia conforme al dettato vincente e imperante.
Il risultato è una democrazia autoritaria legata a sanguinosi colpi militari o a crudeltà di tipo coloniale nel terzo mondo o nei paesi occidentali periferici e che da noi passa attraverso la realizzazione di una società che, dietro la maschera della modernità, è contemporaneamente feudale, aristocratica e nazista.
In questo contesto le continue modifiche introdotte nel codice penale e nel codice di procedura penale ne sono gli strumenti tecnici. Da qui la riformulazione dei reati associativi e la loro estensione, la pletora delle sempre nuove ipotesi penali, il ricorso estensivo alla pena detentiva, l’inasprimento delle pene producono un’esplosione della percentuale di cittadini sottoposti a misure cautelari e a libertà vigilata e/o controllata. Come, del resto già negli Stati Uniti.
Ed ancora, la frantumazione o riproduzione della pena attraverso la divisione dei processi.
Anche qui l’ingresso dell’allora PCI e dell’oggi PD nell’area dei poteri giudiziari, con l’accantonamento dei magistrati di scuola liberale, ha prodotto un nuovo approccio che ha ridefinito il diritto in termini di guerra sociale e ha creato tanti Vysinskij.
Anche la difesa, oggi, è un’appendice valida solo se rispetta la filiera imputato-difensore-organo giudicante. Se l’avvocato mette in discussione questa gerarchia piramidale, viene emarginato quando non incriminato. La forma inquisitoria, oggi,si basa tutta su un’istruttoria dove il rapporto accusa-difesa è del tutto svantaggioso per quest’ultima. L’unica norma che non è cambiata è l’assenza dell’assistenza dell’imputato durante il fermo nelle stazioni di polizia e nelle caserme dei CC. Ma siccome pensano di essere furbi, e invece sono osceni, hanno prodotto una legge sulla tortura solo per lavarsi la faccia e per dire che si sono messi in regola con le aspettative della società civile mentre hanno abilmente eluso il problema.
La fase dell’attuale modo sociale di produzione è quella del dominio reale del capitale che si caratterizza come metabolismo sociale in un processo di sottomissione di tutta la vita ai propri bisogni di auto valorizzazione attraverso la trasformazione di tutto in merce.
Il capitale sussume tutto il corpo sociale tendendo sempre più a farsi società, anzi a caratterizzarsi come unico rapporto sociale. Il capitale diventa società,mentre lo Stato si fa carico di legittimare e difendere tutte le relazioni di dominio che sono insite nel capitale-società.  Lo Stato diventa  società, mentre la società nel suo insieme tende sempre più ad organizzarsi sul modello dell’organizzazione statale.
E’ la realizzazione del progetto/programma nazista.
Lo Stato sottopone a comando e a controllo preventivo e repressivo tutti i momenti in cui si produce antagonismo sociale
Proprio per questo sono i riformisti e i socialdemocratici quelli in prima fila a sostenere e a promuovere la ridefinizione del sistema giuridico e costituzionale, magari presentandosene per motivi elettorali o di spendibilità politica come paladini. Paladini della Costituzione contro la destra, mentre quest’ultima perdente e tagliata fuori , viene utilizzata, in termini occasionali e strumentali, così come la chiesa cattolica, per nascondere che l’attacco alla Costituzione( non solo disatteso, ma cominciato con il governo D’Alema con l’aggressione alla Jugoslavia e il finanziamento pubblico alle scuole private) è uno dei compiti fondamentali che si è dato il PD al servizio degli interessi delle multinazionali e, in particolare, di quelle anglo-americane.
Da qui le miserevoli campagne dei così detti partitini della sinistra radicale che insistono nel dire che la povertà assoluta economica e morale del paese è causata dalla destra. In questo modo pensano di autopromuoversi e assolvono il PD e i socialdemocratici.
L’unica soluzione che prospettano è quella del ritorno a Keynes,  omettendo che lo Stato non è vero che non è presente, anzi  non lo è mai stato come in questa stagione, ma lo è nell’apparato  bellico che è diventato un vero e proprio volano dell’economia. Per poter sostenere economicamente la produzione bellica e la mastodontica organizzazione repressiva devono sottrarre le case di proprietà ai cittadini/e e mettere mano ai loro risparmi. Questo è il senso della guerra all’evasione fiscale. Si taglia alla sanità, all’istruzione, allo Stato sociale, ma si incrementa contemporaneamente l’organico di Equitalia e delle tante polizie che circolano in questo paese.
A conferma che Equitalia è un’altra istituzione poliziesca .
Da qui lo smascheramento della vera natura di una “crisi” che taglia i posti di lavoro, non permette più concorsi e assunzioni,ma  aumenta  il personale in divisa e quello di Equitalia. Personale in divisa i cui vertici non assolvono più un ruolo di servizio, sia pure ben retribuito, ma vengono cooptati nel salotto buono della borghesia in posti di prestigio e di comando.
E’ una guerra unilaterale che si sviluppa all’interno della società e  necessita della militarizzazione del territorio e dell’abbattimento delle ultime parvenze di democrazia. Pertanto, le formule giuridico-penali sono continuamente integrate, inasprite e, sempre più spesso, viene applicata la pena di morte extra-legem. Per fare tutto ciò non bastano i soli corpi separati dello Stato. I militari devono essere pronti a diventare polizia. E’ necessaria la guerra psicologica e culturale, servono le prefiche della non violenza, le vestali della legalità e i sindacati collaborazionisti.
La posta in gioco è grande, si tratta di intimidire, ghettizzare, demonizzare non solo l’Altro, ma l’intera area sociale e territoriale in cui questo si annida e si muove.
Per questo i socialdemocratici premono perché si sequestri un’intera area sociale e  per la ridefinizione del diritto in termini di guerra .
Non è più centrale la figura del reato, ma la collocazione della persona, le sue scelte, la sua sfera comportamentale, che viene svuotata di ogni contenuto politico e ricondotta in termini di criminalità generica e, là dove può tornare utile, viene usata la parola magica e totemica di terrorista.
E’ la promozione dei media a vere e proprie figure istruttorie che non sono più al servizio del potere, ma ne sono parte costituente.
E’ consequenziale che, in questa situazione, il giudice sia un poliziotto togato il cui compito è definire e sancire sotto specie di reato quanto già è stato fissato circa la collocazione, le scelte e la personalità del soggetto. Il concetto di prova si è rovesciato, non è più l’accusa che deve dimostrare, ma si pretende dall’imputato la prova della sua innocenza.
Questa giustizia ha perso il suo arcano, il suo simbolismo per cui tanto aveva lavorato la cultura liberale, si è desacralizzata, si è banalizzata, si è smascherata da sola e non poteva che essere così perché il patto sociale che ha governato questo paese nel dopoguerra è saltato: l’iper-borghesia nel suo processo di auto valorizzazione ha rotto con la restante borghesia.
Tornano in gioco quelli che si presentano come sinistra radicale che fanno finta di difendere la Costituzione dagli attacchi della destra dimenticando volutamente che è la socialdemocrazia che la sta stravolgendo, che non difendono più il proporzionale, che appoggiano il premio di maggioranza, che aderiscono al principio che il candidato o il deputato condannato venga rimosso, penalizzando così le scelte dell’elettore e naturalmente quelli che si sono magari impegnati nelle lotte sociali, che promuovono come rappresentanti della sinistra persone, giornali, centri studi che non sono altro che portatori degli interessi del grande capitale e, in questa stagione, in particolare, delle multinazionali anglo americane, dei circoli atlantici e del progetto neoliberista.
C’è un’anomalia italiana, ma non è quella di cui parlano, bensì è data dal fatto che il partito che di questi interessi è portatore e mallevadore, il PD, non riesce ad avere il consenso elettorale a causa della resistenza ostinata di strati sociali che hanno cogestito in passato il potere e che tentano disperatamente di non esserne espulsi. La loro resistenza, però, è segnata. Con scandali, ricatti e scissioni non casuali, saranno eliminati politicamente a conferma che un funzionario dei Servizi conta molto più di tanti presuntuosi intellettuali che valgono la comparsata in televisione e non basta certo il recensirsi e l’elogiarsi vicendevolmente.
Un coagulo di interessi che si racconta di sinistra, per suscitare l’empatia che questo nome evoca, ha consegnato i giovani delle periferie e gli operai alla destra reazionaria o alla protesta interclassista, e non ha nessuna intenzione di fare i conti con le proprie responsabilità, anzi le scarica sui giovani stessi e sugli operai accusandoli di ignoranza e di non capire quanto di bello e buono fa per loro.
E’ uno scenario nuovo che detta nuove sfide, ma non è una novità in assoluto perché è avvenuto anche qualche cosa di simile in concomitanza con l’avvento del fascismo.
La differenza fondamentale è che la soluzione reazionaria oggi cammina con le gambe del PD.
Ripetere l’errore  della condanna del social fascismo promossa dalla terza internazionale consiste proprio nell’allearsi con il PD, perché questa è la novità: la socialdemocrazia che in passato ha creato spesso le condizioni per l’avvento del nazifascismo ed è stata caratterizzata dalla persecuzione dei comunisti, conservava, però, una natura riformista e gradualista, mentre, oggi, si è trasformata in destra moderna. È un controsenso, non in termini, ma in sostanza, volersi alleare con i fautori della società neoliberista per combattere il neoliberismo.
Pertanto  è suicida percorrere la strada dell’alleanza con il PD, annessi , connessi e collaterali, ma è necessario suscitare e promuovere l’alleanza e la sinergia fra le classi e le frazioni di classe  che vogliono opporsi al neoliberismo, ad una società fortemente classista, piramidale, colonialista, guerrafondaia, in definitiva una situazione che promuove l’iper-borghesia a nuova aristocrazia e le restanti frazioni della borghesia al ruolo di servizio,  che fa piombare gli oppressi in una società feudale e che realizza una società nazista non solo per il controllo sociale serrato che si espande in ogni momento della vita, ma per l’eliminazione dei momenti di mediazione tra i cittadini e lo Stato.
Tutto questo è una democrazia autoritaria.
Il problema non è la sommatoria dei partiti, è più precisamente capire quanto e di che cosa questi sono il terminale.
Questa è la scommessa di oggi, una ricomposizione di classe che si opponga alla società che si sta attuando  della democrazia autoritaria, una ricomposizione dove il ruolo egemonico sarà di chi saprà assolvere la funzione trainante,  non per ruolo storico predefinito, ma perché sarà capace di questa ricomposizione di essere collettore ed elemento unificante, costruendo una prospettiva di uscita da questa società.

1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. riccardo
    Apr 16, 2014 @ 14:51:52

    Purtroppo, la funzione del Pd è chiara: diventare il “bastone” della vecchiaia del capitalismo… nient’altro che questo.
    Alcuni anni fa mi capitò di parlare di Gramsci con una ex-collega (era del pds) e lei si mise quasi a ridere!
    Non oso pensare che cosa avrebbe fatto se le avessi parlato di Marx, Lenin, della Luxemburg, di Che Guevara…
    E’ strano, bizzarramente strano ma in fondo anche “comprensibile”: ciò che a sinistra fino al 1989, ma anche fino a metà anni ’90 era privo di qualsiasi fascino o attrattiva sul piano intellettuale, politico e culturale (mi riferisco al culto del mercato, al razzismo, al militarismo, al sessismo ed agli inchini alla religione) ora sembrano il massimo…
    Allora perchè tutto inserisco questo insieme di scarti della storia come un che di “comprensibile”?
    Perchè il Pd e la stessa Sel si propongono ormai e senza alcun pudore, come la visione “sana” del mercato.
    Ma una mannaia non potrà mai essere sana.
    Ed è una mannaia una “sinistra” che abbandona Marx e l’idea stessa di lotta di classe. Una mannaia che si abbatte sui lavoratori, sui migranti, sui disoccupati, sui “diversi”, sulle donne, sugli anziani, sui malati…
    Fraterni saluti
    Riccardo

    P.s.: ho inviato un commento (su Berlino Est) l’11, commento che forse non è stato visto.

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