Sulla via di Damasco

Alla luce del dibattito che sta nascendo sulla Siria e il possibile prossimo intervento militare di Stati-Uniti e Inghilterra, ri-pubblico volentieri questo intervento di Elisabetta, già postato su questo blog a luglio 2012 (direi che non ha per nulla perso la sua attualità!).

Di Elisabetta Teghil

Poco tempo fa ho riportato la citazione di Marx dove dice che gli avvenimenti avvengono due volte, la prima in versione tragica, la seconda in farsa. A pochi giorni di distanza mi tocca dargli di nuovo torto. Ma, si sa, come diceva Freud, bisogna uccidere il padre per diventare adulte/i. Quello che sta succedendo in Siria è la ripetizione di quello che è accaduto in Libia, ma in entrambi i casi si tratta di una tragedia. E l’una e l’altra non hanno niente a che fare con la primavera araba. Non c’è nessuna sollevazione popolare, ci sono unità speciali inglesi e statunitensi che dirigono e supportano logisticamente truppe qatariote e mercenari arabi, ingaggiati nella galassia dei gruppi fondamentalisti. Certo, incontrano maggiori difficoltà rispetto alla Libia perché non possono intervenire le truppe Nato, non avendo l’ombrello-alibi dell’Onu. Altro

Aspettando Godot

Di Elisabetta Teghil

Sto facendo mente locale sul perché mi è sfuggita la notizia che verso la fine di giugno 2009 c’è stato un colpo di Stato in Honduras. Evidentemente in quei giorni non devo aver letto il giornale! Ho cercato,sia pure in ritardo, di informarmi sul fattaccio.
Ho letto che in Sudamerica ci sarebbero due potenze imperialiste, il Brasile e l’Argentina, che si affiancherebbero a quella tradizionale che sono gli USA e mi sono detta “poveri latino-americani” non bastava la dottrina Monroe con il principio che l’America Latina era il cortile di casa, adesso ci si sono messi anche l’Argentina e il Brasile!
Poi, cercando di capire meglio, ho scoperto che il presidente deposto si era rifugiato nell’ambasciata brasiliana. Allora mi è stato tutto chiaro! C’è lo zampino del Brasile che insieme agli altri paesi,così detti Brics, compete con gli Stati Uniti nelle mire imperialistiche di sottomissione dei popoli e dei paesi del terzo mondo. Sia pure in ritardo, ma si sa noi donne non siamo portate per la politica, ho capito la vera natura dei continui colpi di stato e invasioni in Centro e Sud America. Altro

Dialectics of liberation

Di Elisabetta Teghil

La fase dell’attuale modo sociale di produzione, il neoliberismo, è lo stadio del capitale nella sua dinamica auto espansiva, caratterizzato dalla guerra fra gli Stati e fra le multinazionali per la ridefinizione dei rapporti di forza, che vede all’offensiva le multinazionali anglo-americane e i loro rispettivi Stati. Questi, usati come braccio esecutivo, in attesa che gli USA diventino lo Stato del capitale. Lo aveva già previsto Stokely Carmichael ,nel luglio del ’67, nel Convegno di Londra “Dialectics of liberation”, per il quale l’occidente avrebbe teso in futuro a identificarsi e/o a subire lo strapotere egemonico degli Stati Uniti e la contrapposizione non sarebbe stata tanto tra l’occidente e il terzo mondo, quanto fra gli USA e il resto del globo.

I popoli del terzo mondo, in questo processo, sono destinati ad essere schiacciati e a rivivere le pagine più nere del colonialismo. Altro

La maledizione del settennato

Di Elisabetta Teghil

L’attuale presidente della repubblica conferma la fondatezza della leggenda metropolitana della maledizione del settennato, per cui l’ultimo presidente  è sempre peggiore di quelli che lo hanno preceduto.
Quello attuale, ha sponsorizzato l’aggressione alla Libia, con la violazione della Costituzione che diventa un dettaglio di fronte al fatto di non aver difeso gli interessi nazionali, che coincidevano con il mantenimento al potere di Gheddafi, e di aver permesso perciò  la venuta meno della Libia dall’ambito della sfera di influenza italiana, come  hanno sempre previsto i taciti accordi tra le potenze occidentali  cioè che le ex colonie rimanessero nell’ambito di riferimento degli ex paesi colonizzatori. Altro

Cadute/i dal pero

Di Elisabetta Teghil

«….la politica europea dovrebbe somigliare un po’ di più in campo economico e sociale a quella degli Stati Uniti».

Pier Luigi Bersani -«America 24» (18 febbraio 2013)

Nel dibattito politico sono prepotenti due dimensioni che si sono affermate: il debito e la crisi.
Il primo è un cappio per strangolare la già debole sovranità nazionale dell’Italia,  la seconda è l’alibi attraverso cui si sta attuando, e per certi versi si è attuato, l’impoverimento generalizzato che ha colpito soprattutto i ceti medi a cui è stata tolta anche la speranza che coltivavano di mobilità e di valorizzazione socio-economica. Questo attraverso lo smantellamento dei servizi collettivi. Altro

Sbornia

Di Elisabetta Teghil

La stagione che stiamo vivendo non è il frutto di una crisi congiunturale, non è leggibile con la teoria dei cicli, ma è il frutto dell’autoespansione del capitale.
Una delle novità più grandi è la rottura del blocco sociale dominante.
L’attacco alla piccola e media borghesia è di classe, nel senso compiuto del termine, cioè alle loro condizioni materiali di vita.
Ci troviamo di fronte ad un passaggio irreversibile ed è pia illusione quella di coloro che pensano che dopo la tempesta tornerà la quiete.
Dopo, ci troveremo molto più povere/i e molto meno libere/i di ieri.
Da qui l’inconsistenza, e questo sarebbe il male minore, ma, soprattutto, la falsità di una lotta impostata contro l’illegalità e l’evasione fiscale, addirittura elevate a strumenti di rinascita economica  che dovrebbero far ripartire il volano della redistribuzione delle ricchezze.
Secondo queste/i buontempone/i i proventi recuperati dalla lotta contro l’evasione fiscale e l’economia “illegale” in genere, dovrebbero essere usati per i lavoratori e le lavoratrici. Ma il raccolto dell’economia legale e quello delle tasse regolarmente pagate dalla maggioranza delle cittadine e dei cittadini non viene certo usato per questo! Per non parlare dell’utilizzo del plusvalore che, pure, viene prodotto in grande misura! Altro

E’ un ladro chi ruba la spazzatura?

Di ScateniamoTempeste

È dell’altroieri la notizia che a Milano è stata sgominata una banda di “ladri di carta” che operava nelle vie del centro della città e che, di notte, prima che l’Amsa svuotasse i cassonetti della differenziata, i “ladri” si siano impadroniti per circa un anno della carta migliore, per rivenderla, dice Repubblica, come i “cartoneros sudamericani”. La notizia aggiunge che Amsa e Comune hanno subito un danno di circa 300.000 euro dalla mancata vendita di carta da riciclo. Accusati di furto, con l’aggravante di aver commesso il fatto su “cose esposte per consuetudine e necessità alla pubblica fede” e di aver causato alla pubblica amministrazione un danno patrimoniale di rilevante entità, i sei sono stati condannati ai domiciliari nelle ore notturne. “Pubblica fede” e “consuetudine” sono chiamate in causa, senza altre motivazioni plausibili, per dirci che chi ruba la spazzatura commette un reato.
Di fronte a questa inquietante notizia e alla fragilità delle motivazioni dell’accusa, sono obbligatorie alcune riflessioni. Banda o non banda, si può dire ladro chi ruba qualcosa che qualcuno vuole buttare? È un ladro verso chi? Quello dei rifiuti è un servizio o è un business mascherato da servizio? Altro

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