Habitat

Di Elisabetta Teghil

Per la prima volta nella storia, la maggioranza della popolazione mondiale vive in città.
Ma, contrariamente a quanto hanno cantato gli aedi del capitalismo, le metropoli non si stagliano con le loro ardite strutture in vetro e acciaio, ma sono caratterizzate da due dimensioni principali: le banlieues, città dormitorio, dove tornano alla fine della giornata quelli/e che hanno fatto i “servizi” in “città”, e gli slums, dove vivono i dannati della terra, nello squallore, in rifugi di cartone catramato, convivendo con escrementi e sfacelo in un ambiente contaminato da rifiuti e scarichi industriali, vere e proprie baraccopoli fetide e sovraffollate.
Una terza dimensione sono le bidonvilles che sono caratteristiche proprie di quelle città dove un popolo di reietti, mancando di un tetto, dorme sui marciapiedi e sotto i ponti.
Queste tre dimensioni, banlieues, slums e bidonvilles, non sono solo dei paesi così detti del terzo mondo, ma sono presenti anche nel cuore dell’occidente, compreso nello Stato del capitale, gli Usa, e nella capitale dello Stato, a cento metri dal centro del potere, la Casa Bianca. Altro

Dai quartieri popolari alle città senza personalità. La Milano dell’Area C… e oltre

Al termine del suo romanzo Storia d’amore vera e supertriste (consigliatomi da S., che colgo l’occasione di ringraziare), Gary Shteyngart descrive la New York di un futuro nemmeno troppo lontano, in cui gli americani poveri, gli immigrati poveri, gli anziani poveri e tutte le persone a Basso Valore di Reddito vengono costretti a lasciare la città, oramai destinata ad essere il luogo di residenza per un’aristocrazia transanzionale, che detiene capitale e armi e che manovra governi e informazione di tutto il mondo. I vecchi edifici vengono fatti saltare in aria e, al loro posto, sono destinati a sorgere villaggi residenziali, centri commerciali, centri benessere e palazzi del potere. Altro