Femminismo materialista

Di Elisabetta Teghil

Sogni…disincanto…fessure…….

Gli anni del femminismo sono stati gli anni del desiderio. Di fronte alla “miseria” offerta dal trascinamento dal femminista al femminile, l’accento sul femminismo e sulla nostra liberazione si presenta come altro, come una scommessa, un impegno oltre il presente. Momento attuale che pretende di annullare il conflitto e la ribellione e di piegare tutte/i rassegnate/i al dominio della merce.

E, a questo progetto, rinnovato ma sempre uguale, di oppressione su di noi, a questa dissipazione della libertà e dell’esistenza, le complici tendono a negare le loro responsabilità.

Anzi, chiamandosene fuori, se ne rendono, proprio in questo modo,attive e partecipi anche e, soprattutto, nel banale dispiegamento della vita quotidiana. Altro

L’impossibile è il nostro possibile

Di Elisabetta Teghil

L’accumulazione di informazioni è il processo costitutivo della produzione e riproduzione sociale e, di conseguenza, anche dell’esistenza stessa del femminismo. La lotta per l’informazione è quindi anche una lotta per la nostra liberazione.
La lettura degli avvenimenti storici è il movimento dell’informazione, è il processo di memoria dei collettivi umani, delle formazioni sociali determinate, delle classi, di frazioni di esse e di gruppi specifici.
Pertanto, la facoltà di conservare e accumulare informazioni è un passaggio obbligato per il femminismo. Per questo, l’informazione che è segno, testo, linguaggi, ha sempre un carattere di genere e di classe.
Il femminismo è un sistema di sistemi di segni, di lingue, di scelte e delle loro concrete manifestazioni  come testi. Altro

“Nè dopo, nè prima”

Di Elisabetta Teghil

Il sogno femminista ricompare prepotentemente  nel nostro immaginario e nei nostri desideri. Il femminismo oggi comincia da questa capacità di costituirsi autonomamente, che abolisce lo stato di cose presenti, comincia dall’esistere come afflato nella facoltà comune di produrre, curarsi, coltivare….nella condivisione dei saperi, della poesia, della musica, delle immagini….nella forza di resistere alla normalizzazione, nell’intelligenza dell’illegalità e del sabotaggio, nella comunicazione tra avanguardia e movimenti.
Perché il patriarcato non è altro che l’espropriazione di queste capacità, è il trionfo del possesso, del denaro , della merce , della meritocrazia…. è l’illusionismo dei diritti, è la censura e la manipolazione della nostra storia .
Non si tratta tanto di sconfiggere dei soggetti, quanto l’ambiente costituito dai dispositivi semantici, discorsivi, di controllo che rendono possibile il perpetuarsi del patriarcato e del capitalismo. Da qui l’inconsistenza dell’appello alla società civile, alla convivenza, alle quote rosa…. tutte tese a rimuovere la rivolta contro lo stato delle cose . Altro

Questa legge sul femminicidio? No, grazie!

Di ScateniamoTempeste

Nessuna di noi può dirsi a favore dell’uccisione di una donna da parte di un marito, di un fidanzato, di un ex, di chicchessia, per motivi che vengono definiti “passionali” e che noi definiamo residui di una cultura patriarcale e machista, frutto della barbarie che stato-chiesa-istituzioni hanno contribuito a giustificare per secoli. Però tutte abbiamo la capacità di discernere se l’attenzione verso un fenomeno reale, balzato improvvisamente alla ribalta degli schermi da parte dell’autorità pubblica, è vero interesse nei confronti delle donne o motivo di faziosa propaganda politica. Altro

Immaginari

Di ScateniamoTempeste

Da mesi le donne sono alla ribalta delle notizie, soprattutto se morte, soprattutto se vittime. La cronaca elargisce dettagli e particolari sulle loro uccisioni efferate (per mano di mariti e fidanzati, “accecati dalla gelosia”) in un crescendo di morbosità, arti amputati, roghi, strangolamenti, torture.

Gli uomini che commettono questi atti, però, non sono alieni caduti sulla terra da Marte, bensì sono membri – talora anche ben visti, “rispettabili” – delle nostre comunità e sono figli della nostra cultura. Li hanno cresciuti madri e donne che certamente avranno loro trasmesso dei valori, un’educazione, degli esempi. Certo, fra costoro ci saranno dei disadattati, persone psichicamente labili, uomini delle caverne, ma non sono certo la maggioranza e comunque non sono tutti. La maggioranza sono fidanzati “normali”, mariti “normali”, figli “normali”, amanti “normalmente” gelosi. Altro

Per Giorgiana e perché amo la vita

Di ScateniamoTempeste

“Devi scrivere di Giorgiana. Hai un blog femminista”. È vero. Ma sono stanca. Mi sembra che le cose cambino solo in peggio, che non ci sia più la consapevolezza collettiva dell’importanza di certe conquiste. Sono sfiduciata. Magari è solo il mio pessimismo…

È tanto che non scrivo e vorrei scrivere qualcosa sul 12 maggio, su questo 12 maggio o sul 12 maggio 1977, quando Giorgiana Masi è stata uccisa, o su ogni giorno e ogni ora in cui vivo in questo stato che, a parole, garantisce il diritto delle donne ad abortire, mentre, a fatti, complica e impedisce l’interruzione di gravidanza anche nei limiti di una legge, la 194, che dovrebbe garantirne la possibilità e che, grazie alla bella invenzione dei medici obiettori, in maggioranza oramai in molti ospedali e città italiane, la ostacola ogni giorno. Altro

Lunga vita al femminismo!

Di Elisabetta Teghil

La memoria del femminismo degli anni ’70 è basata molto spesso sul sentito dire e sull’informazione indiretta, ma porta con sé molto più di una semplice curiosità storiografica.

Nessuna può scrivere compiutamente questa epopea i cui capitoli prendono nome dai luoghi o dalle date delle manifestazioni, dagli episodi, dalle esperienze di vita collettiva particolarmente felici.

Un romanzo che non è quello ordinato, omogeneizzato e vuoto dettato dalla storiografia vincente e socialdemocratica, ma risponde solo all’intensità della tempestosità solare del movimento. Altro

Delle mille illusioni

Di ScateniamoTempeste

(Scritto un paio di anni fa e mai pubblicato)

Dell’8 marzo. Vengo invitata su internet ad una miriade di eventi per la festa della donna, da quello sulla liberazione dei corpi ma non troppo, perché sennò poi una va a fare la velina, a quello istituzionale, che si proietta un film e poi si discute di pari opportunità, a quello del post-porno legato ad alcuni centri sociali… e mi chiedo: “ma cosa c’è da festeggiare?”. Se veramente in Italia le donne godessero di pari dignità rispetto agli uomini, non ci sarebbe bisogno di festeggiare alcunché, ma siccome non godono di ciò, non c’è da festeggiare nulla, anzi, ci sarebbe da protestare, tutti i giorni però e non solo nel sacro giorno istituzionalizzato. L’8 marzo quindi, a che pro?

La festa della donna tuttavia mi fa riflettere molto sulle mille illusioni con cui ci siamo autoalimentate nel corso degli anni e sulle bugie a cui abbiamo spesso creduto, ingenuamente.

A voi che siete femministe “da sempre”, e che magari avete maturato le vostre idee in anni più fertili rispetto ad oggi, chiedo, come chiederei ad una madre, di spiegarmi quali sono i passi per sopravvivere a questo mondo “senza perdere la tenerezza”. Dall’altro lato, vi chiedo di comprendermi se sono critica o scettica rispetto a tante parole d’ordine storiche e se sono polemica nei confronti del mondo che ci avete consegnato. Altro

Un altro modo di comunicare

Di ScateniamoTempeste

Per una ricerca che sto portando a termine, mi sono trovata ad analizzare gli indici dei numeri della rivista femminista Effe, la cui pubblicazione è durata quasi un decennio, dal 1973 al 1982.
Leggendo i titoli degli articoli in cerca di argomenti che trattassero ciò che sto studiando (i rapporti, lo scambio di saperi, le fratture fra generazioni di donne), ho potuto però anche riflettere su altro, su come una rivista nata fra donne per trattare le tematiche femministe più varie, abbia nel corso degli anni contribuito a diffondere i saperi delle donne e sulle donne pur senza un piglio tecnico-scientifico, bensì divulgativo, riguardo moltissimi temi, non da ultimi quelli del corpo, del lavoro in casa e fuori, del rapporto fra i sessi, e come anche, nel corso degli anni, purtroppo, la rivista stessa abbia modificato lentamente ma continuativamente la propria linea editoriale, fino a divenire, nell’ultimo anno di pubblicazione, una rivista “femminile”, non più di movimento né antagonista, non più femminista. Altro

Le donne, ovvero una presidente della Repubblica?

Di Elisabetta Teghil

Negli anni ’70 ,alcune in buona fede, altre in cattiva, sostenevano che l’entrata delle donne nelle istituzioni avrebbe modificato queste  positivamente .L’esperienza ci ha insegnato che non è andata così: le donne nelle istituzioni  si sono messe,  insieme ai maschi, al servizio del sistema.
La soluzione non è certo rifiutare l’emancipazione, le donne fanno  e devono fare, se vogliono, qualunque lavoro e lo fanno bene e male come i maschi, ma non hanno portato e non possono portare nelle istituzioni nessun cambiamento e il giudizio politico su quello che fanno è giusto, doveroso, auspicabile e necessario. Altro