Memoria collettiva

Di ScateniamoTempeste

Sono stata precettata, a scuola, per le celebrazioni di Nassirya.

Mi viene detto di preparare una lezione ai ragazzini che celebri l’orgoglio patrio degli italiani in Iraq, perché il Comune organizza una manifestazione il 12 novembre e vuole i ragazzini di 13 anni alla celebrazione di un importante evento per la Nazione. Declino l’invito. “No grazie, ho tanti argomenti da fare in storia e geografia, c’è il ponte, non ce la faccio, perdo tante ore”. Poi confondo Nassirya con con Fabrizio Quattrocchi, 2004 o 2007, per me è uguale… e tutti a spiegarmi che a Nassirya sono morti 25 italiani, per mano irachena, che non ricordo eventi importanti, dove vivo….ma per me è uguale, certe cose me le dimentico, il mio cuore si rifiuta di farle sue. Di queste cose di gesta patrie non me ne intendo, faccio fatica a tenere i conti, mi confondo. Sono una bestia profondamente ignorante. Altro

Sulla necessità di schierarsi

Di Elisabetta Teghil

Il 26 luglio del 1956 Nasser annunciò la nazionalizzazione del canale di Suez. In risposta Israele il 29 ottobre occupò la striscia di Gaza e la penisola del Sinai. Il 31 ottobre gli Inglesi e i Francesi bombardarono Il Cairo e il 5 novembre occuparono Port Said.
Nasser affondò le 40 navi presenti nel canale di Suez per impedirne la navigazione.

Secondo una lettura che oggi serpeggia a sinistra, le manifestazioni fatte, a suo tempo, a sostegno dell’Egitto e di Nasser sarebbero state improvvide e sbagliate perché avremmo dovuto dire né con Nasser, né con gli Israeliani, Francesi e Inglesi.
E, sempre secondo questa lettura,  capziosa e pretestuosa, Nasser non era socialista, tanto meno comunista e, pertanto, non avremmo dovuto essere dalla sua parte. Altro

Sulla via di Damasco

Alla luce del dibattito che sta nascendo sulla Siria e il possibile prossimo intervento militare di Stati-Uniti e Inghilterra, ri-pubblico volentieri questo intervento di Elisabetta, già postato su questo blog a luglio 2012 (direi che non ha per nulla perso la sua attualità!).

Di Elisabetta Teghil

Poco tempo fa ho riportato la citazione di Marx dove dice che gli avvenimenti avvengono due volte, la prima in versione tragica, la seconda in farsa. A pochi giorni di distanza mi tocca dargli di nuovo torto. Ma, si sa, come diceva Freud, bisogna uccidere il padre per diventare adulte/i. Quello che sta succedendo in Siria è la ripetizione di quello che è accaduto in Libia, ma in entrambi i casi si tratta di una tragedia. E l’una e l’altra non hanno niente a che fare con la primavera araba. Non c’è nessuna sollevazione popolare, ci sono unità speciali inglesi e statunitensi che dirigono e supportano logisticamente truppe qatariote e mercenari arabi, ingaggiati nella galassia dei gruppi fondamentalisti. Certo, incontrano maggiori difficoltà rispetto alla Libia perché non possono intervenire le truppe Nato, non avendo l’ombrello-alibi dell’Onu. Altro

Aspettando Godot

Di Elisabetta Teghil

Sto facendo mente locale sul perché mi è sfuggita la notizia che verso la fine di giugno 2009 c’è stato un colpo di Stato in Honduras. Evidentemente in quei giorni non devo aver letto il giornale! Ho cercato,sia pure in ritardo, di informarmi sul fattaccio.
Ho letto che in Sudamerica ci sarebbero due potenze imperialiste, il Brasile e l’Argentina, che si affiancherebbero a quella tradizionale che sono gli USA e mi sono detta “poveri latino-americani” non bastava la dottrina Monroe con il principio che l’America Latina era il cortile di casa, adesso ci si sono messi anche l’Argentina e il Brasile!
Poi, cercando di capire meglio, ho scoperto che il presidente deposto si era rifugiato nell’ambasciata brasiliana. Allora mi è stato tutto chiaro! C’è lo zampino del Brasile che insieme agli altri paesi,così detti Brics, compete con gli Stati Uniti nelle mire imperialistiche di sottomissione dei popoli e dei paesi del terzo mondo. Sia pure in ritardo, ma si sa noi donne non siamo portate per la politica, ho capito la vera natura dei continui colpi di stato e invasioni in Centro e Sud America. Altro