Ed è quasi festa

Di ScateniamoTempeste

Lavoro. E torno. C’è la bolletta da pagare.
Allora rimedio ancora qualche ora di lavoro. Poi torno.
E la benzina per lavorare.
Allora lavoro ancora un po’.
Meno male che ce l’ho questo lavoro.
E il gas. Che l’altro giorno uno voleva fregarmi facendomi cambiare il piano tariffario, “si faccia un regalo, che è quasi natale”. Per rotta di collo non ho abboccato che poi ho visto su internet era una truffa, perché i lavoratori oggi li mandano a truffare altre lavoratrici e altri lavoratori. Tutti col fiato sul collo. Io non so se riuscirei a truffare un’altra donna col sorriso, o un uomo. Non so. Altro

Lavorare con lentezza

Oggi è necessario un elogio all’ozio, anzi all’otium latino, e questo è un post politico. Perché in una società che corre più in fretta della fretta, dove le mode cambiano un minuto dopo che hai acquistato, dove anche i sentimenti diventano usa e getta e ci siamo abituate a tutto, a vedere una fila di poveri cristi che elemosinano per strada senza battere ciglio, a produrre consumare crepare, a cambiare tutto attorno a noi (e infondo infonfo a non cambiare niente) e non rimane più un briciolo di umanità in nome del progresso, io l’elogio alla lentezza oggi lo voglio proprio fare. Altro

Donne emancipate, lavoro domestico, lavoro di cura e contraddizioni

Lavo i piatti dopo una cena fra colleghe e senza lavastoviglie ci metto un po’ di tempo. Una collega under 30, con un marito e un bilocale a carico, mi dice: “ma non puoi lasciarli da fare domani alla donna delle pulizie?”. Io non ho una donna. È una questione che non mi sono mai posta, che non mi ha neppure sfiorata: quello che devo fare in casa lo faccio da sola, col poco tempo che ho; inoltre la casa è piccola e io sono sempre a bolletta, la donna non è neppure un lusso, non è proprio contemplata. Altro

Perché non mi lascio dire “bambocciona” da ex-sessantottini e privilegiati

Mi indigna particolarmente leggere sui quotidiani o sentire in televisione il continuo bombardamento di politici e opinionisti contro i nati fra la metà degli anni ’70 e la metà degli anni ’80, che vengono definiti sfigati, bamboccioni, eterni adolescenti dagli ex-rivoluzionari sessantottini o da gente che ha approfittato dei diritti in espansione in quegli anni per fare carriera e che, dopo aver ottenuto la promozione sociale, oggi ha trasformato quei diritti in privilegi. Altro

Odio, di classe! Su Monti e il posto fisso

Il governo Monti, come tutti i precedenti degli ultimi anni, ci sta abituando di nuovo ad essere derisi grazie alle battutine dei ministri, i finti pianti delle ministre, gli insulti dei sottosegretari con problemi di sociopatia e ora l’ironia del premier, che dice ai giovani che il posto fisso è noioso.
A parte che ciò che è noioso per me, caro Mario, se permetti vorrei scegliermelo da me medesima stessa, visto che millanti democrazia da ogni poro e poi mi dici anche che cosa per me deve essere noioso o no. Per me magari è noioso guardare Baywach, o mettere lo smalto alle unghie, o anche – è vero – andare a lavorare tutti i giorni nello stesso posto. Altro

La cultura (è) degli sfigati

In Italia, appena uno spara una cazzata è subito polemica, così si comincia a parlare di argomenti senza senso e ci si scorda per un po’ dei problemi gravi e veri che ci affliggono. Così vale per la battuta del sottosegretario Michel Martone: “dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa” (cit. da “Il Sole 24 ore”). Altro

Una “candida illegalità”. Sul bliz a Cortina

Ha dichiarato Daniela Santanché, circa il bliz della guardia di finanza a Cortina, che è sbagliato colpire i ricchi! Certo, secondo quelle della sua specie, bisogna sempre colpire i poveri, i marginali, meglio se immigrati e immigrate, a cui magari anche strappare il velo, che così le liberiamo dalla loro cultura sbagliata e retrograda, in nome della sua idea fascio-consumista. C’è da dire che la Santanché, per cui nutriamo un disgusto illimitato, almeno è onesta: a lei e a quelle come lei non gliene frega niente dei poveri, l’importante è non colpire i ricchi che rendono ricca l’Italia, mentre secondo noi rendono ricchi solo sé stessi sfruttando gli altri, perché la ricchezza, in questo sistema capitalistico, te la fai solo se ci sono i poveri. Altro

Un ragazzo sfortunato o forse no…

Crolla il l’impalcatura del concerto di Jovanotti, muore un ragazzo di vent’anni che vi lavorava e altri restano feriti. Questo ragazzo prendeva cinque euro l’ora, una miseria! Come si fa dire che uno “guadagna” cinque euro l’ora? Semmai uno è sfruttato per cinque euro l’ora. E magari aveva anche lui tremila sogni, speranze, aspettative dalla vita, come il “Ragazzo fortunato” cantato proprio da Lorenzo anni fa, solo che qui non si tratta di un ragazzo sfortunato.  Altro

Non c’è gusto a essere oneste

Alla scuola primaria ci hanno insegnato che bisogna comportarsi bene, rispettare gli altri, fare il nostro lavoro e non copiare o rubare, che prima o poi i nostri sforzi sarebbero stati premiati. E infatti, quelle che si comportavano così, quelle col grembiulino bianco ben stirato e “Sì signora maestra… Tutto bene signora maestra…Porto una rosa alla maestra”, avevano dei bei voti e, se non erano proprio brave, prendevano dei buoni voti di incoraggiamento.

Ma guardiamoci in faccia oggi: con tutto il candore possibile e anche l’innocenza residua, che gusto c’è ad essere delle persone oneste? Guardiamoci in faccia proprio oggi, prima della stangata (ulteriore) che riceveremo nei prossimi mesi grazie alla ennesima manovra finanziaria salvabanche-salvaricchi-cambiaretuttopernoncambiareniente, noi che, per forza di cose, siamo costrette ad essere oneste, cioè a pagare ogni centesimo di tassa e a continuare a fare con coerenza il nostro lavoro fino a sessantacinque, sessantasette anni e oltre. Che gusto c’è a essere oneste? Che orgoglio proviamo? Altro

Nel mondo dei normali: l’indicibile disagio. Parte seconda

A volte, per affrontare il mondo dei normali di cui ho parlato nel precedente post, ho bisogno di avere qualcuno che mi capisca. Per questo, quando al mattino metto in moto l’auto – perché al posto dove lavoro, che è in mezzo alla Pianura padana, non ci arrivo se non in auto – ho bisogno di una musica che rifletta il mio stato d’animo. Mi sono centinaia di volte ripromessa di non ascoltare più i pezzi di Vasco Brondi, perché l’inverno scorso stavo diventando brondidpendente, parlavo anche come lui, usavo i pezzi dei suoi versi per rispondere e per commentare dal fruttivendolo, al cinema, con gli amici, e mi sentivo un po’ una che ha rubato qualcosa a qualcuno, a tal punto l’ha fatta sua… Avevo paura di essere accusata di plagio! Perciò avevo chiuso i due cd nel cassettino, per lasciarli lì più a lungo possibile… Ma stamattina, sarà stata la nebbia che perdura da un mese, sarà stato il senso di impotenza che mi crea la sveglia delle 6,30, sarà stata la giornata che avevo davanti, ho aperto lo scrigno e tirato fuori meccanicamente un cd. Sapevo quello che volevo e quello che volevo era La lotta armata al bar, così per farmi un po’ male, con la storia di tutto il precariato  di vita e impotente che la mia generazione sta affrontando (colpevolmente o no, che si voglia). Altro

Voci precedenti più vecchie