L’impossibile è il nostro possibile

Di Elisabetta Teghil

L’accumulazione di informazioni è il processo costitutivo della produzione e riproduzione sociale e, di conseguenza, anche dell’esistenza stessa del femminismo. La lotta per l’informazione è quindi anche una lotta per la nostra liberazione.
La lettura degli avvenimenti storici è il movimento dell’informazione, è il processo di memoria dei collettivi umani, delle formazioni sociali determinate, delle classi, di frazioni di esse e di gruppi specifici.
Pertanto, la facoltà di conservare e accumulare informazioni è un passaggio obbligato per il femminismo. Per questo, l’informazione che è segno, testo, linguaggi, ha sempre un carattere di genere e di classe.
Il femminismo è un sistema di sistemi di segni, di lingue, di scelte e delle loro concrete manifestazioni  come testi. Altro

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Sbornia

Di Elisabetta Teghil

La stagione che stiamo vivendo non è il frutto di una crisi congiunturale, non è leggibile con la teoria dei cicli, ma è il frutto dell’autoespansione del capitale.
Una delle novità più grandi è la rottura del blocco sociale dominante.
L’attacco alla piccola e media borghesia è di classe, nel senso compiuto del termine, cioè alle loro condizioni materiali di vita.
Ci troviamo di fronte ad un passaggio irreversibile ed è pia illusione quella di coloro che pensano che dopo la tempesta tornerà la quiete.
Dopo, ci troveremo molto più povere/i e molto meno libere/i di ieri.
Da qui l’inconsistenza, e questo sarebbe il male minore, ma, soprattutto, la falsità di una lotta impostata contro l’illegalità e l’evasione fiscale, addirittura elevate a strumenti di rinascita economica  che dovrebbero far ripartire il volano della redistribuzione delle ricchezze.
Secondo queste/i buontempone/i i proventi recuperati dalla lotta contro l’evasione fiscale e l’economia “illegale” in genere, dovrebbero essere usati per i lavoratori e le lavoratrici. Ma il raccolto dell’economia legale e quello delle tasse regolarmente pagate dalla maggioranza delle cittadine e dei cittadini non viene certo usato per questo! Per non parlare dell’utilizzo del plusvalore che, pure, viene prodotto in grande misura! Altro

Coscienza di genere, coscienza di classe

Di Elisabetta Teghil

L’ideologia neoliberista, falsificando le scritture storiche, si presenta come un credo, come la forma suprema della realizzazione umana.
Nella vita quotidiana, questo si trasforma nello sviluppo dell’individualismo, nella preminenza progressiva della merce su ogni altro elemento e nella mercificazione di tutti i rapporti, compresi quelli sociali ed affettivi, nel dominio del denaro, nella cultura che viene ridotta a mode che si susseguono con l’apparire esibizionistico che prende il posto dell’autonomia individuale, nel revisionismo storico accompagnato dall’appiattimento della storia stessa sull’evento immediato e l’informazione istantanea, nella strumentalizzazione delle lotte di liberazione e delle diversità e la cooptazione di elementi provenienti da etnie, ceti, culture oppresse che, in cambio della loro personale promozione sociale, partecipano attivamente all’oppressione degli ambienti da cui provengono. E, ancora, fuga dal conflitto, disaffezione progressiva dalla politica, nobilitazione della violenza repressiva e delle guerre neocoloniali, con la moltiplicazione dei passaggi verso l’atto violento fatto dai cittadini/e verso chi è o viene percepito/a come diverso/a o più debole. Altro

Le donne, ovvero una presidente della Repubblica?

Di Elisabetta Teghil

Negli anni ’70 ,alcune in buona fede, altre in cattiva, sostenevano che l’entrata delle donne nelle istituzioni avrebbe modificato queste  positivamente .L’esperienza ci ha insegnato che non è andata così: le donne nelle istituzioni  si sono messe,  insieme ai maschi, al servizio del sistema.
La soluzione non è certo rifiutare l’emancipazione, le donne fanno  e devono fare, se vogliono, qualunque lavoro e lo fanno bene e male come i maschi, ma non hanno portato e non possono portare nelle istituzioni nessun cambiamento e il giudizio politico su quello che fanno è giusto, doveroso, auspicabile e necessario. Altro

Una normale giornata (di barbarie)

Di ScateniamoTempeste

Da quali regole è normata la nostra società? Su quali principi si basa la nostra democrazia? Il principio di giustizia sociale? La meritocrazia? La libertà di stampa, di impresa, di fregare gli altri? Di dare ai ricchi per togliere ai poveri? Cos’è una democrazia vera e compiuta? La democrazia è superata?
Con enorme disagio, questa mattina prendo la metropolitana per la prima volta nell’anno nuovo. Scrivo “con enorme disagio” perché la città che sta di fianco al mio paese (vedendo le cose con un’ottica ribaltata) non mi piace più da anni, per lo meno da quando hanno reso i Navigli, le colonne e Porta Genova dei luoghi da borghesia del sabato sera e il centro è diventato un posto per ricchi profumati. Comunque non è questo l’argomento del post. Dicevo che salgo sulla linea 1, la rossa, e mi si presenta credo tutto il panorama umano possibile in questo paese. Lo osservo. Altro

Giocoforza

Di Elisabetta Teghil

I dati dell’Istat e delle associazioni di categoria una volta tanto coincidono riguardo a due casi specifici. Situazione che non succede spesso perché l’uno e le altre sono al servizio di datori i cui obiettivi non sempre sono gli stessi.
A conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, ma sembra proprio di sì, che non c’è nulla di neutrale e apolitico.
Dicevamo, cifre e dati sono identici e fanno riferimento all’aumento molto forte della percentuale di quelle/i che non sottoscrivono la polizza obbligatoria di assicurazione per i veicoli e di quelle/i che ricorrono alla convivenza abitativa, che siano singoli o nuclei familiari. Altro

Globalstrike anche per me (+ scuola e altre catastrofi)

Domani c’è il primo sciopero globale europeo e ha stranamente messo d’accordo molte anime a sinistra come da tempo non si vedeva anche se, si sa, le motivazioni e le modalità della partecipazione saranno diverse… ma almeno qualcosa si muove.
In questo post, vorrei leggere lo sciopero di domani non da un punto di vista ideologico o pragmatico e neppure analizzare il perché aderire o meno, bensì vorrei raccontare la mia esperienza di precaria di fronte alla notizia dello sciopero e al conseguente confronto con colleghi e colleghe sul da farsi, le posizioni emerse, le reazioni e gli scazzi sull’argomento.
Preferisco non firmarmi e lasciare il racconto nell’anonimato sia per ragioni di privacy sia perché nelle riflessioni che seguono probabilmente qualcuno/a con un simile percorso professionale ci si può ritrovare a pieno o per lo meno in parte. Altro