Sempre dalla stessa parte

di Elisabetta Teghil

A Marianna Valenti

La  “legge ” invade ogni luogo ed ogni momento della vita, ma il potere, in tutte le sue articolazioni istituzionali, vive nell’ “illegalità”.
Si finanziano le scuole private in violazione della Costituzione, si fanno guerre neocoloniali contro il dettato della Costituzione stessa.
Le leggi sono una sanzione formale dei rapporti di forza e, allo stesso tempo, i primi a disattendere le leggi sono quelli/e che le hanno promulgate, ribadendo così perchè e per chi sono state fatte.
La “legalità”, intesa come rispetto dei diritti delle cittadine e dei cittadini, è, invece, nelle lotte dei valligiani, dei pastori, dei minatori e di tutte/i quelle/i che, giorno dopo giorno, con il loro impegno, cercano di attuare il principio costituzionale che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e sulla sovranità popolare. Altro

La giustizia e la fuga

In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare. Già, “ci aveva visto giusto Laborit” – che, per inciso, io conosco grazie a Mediterraneo di Salvatores –, si potrebbe pensare in tempi come questi, dove la giustizia ingiusta condanna 5 persone al carcere per “devastazione e saccheggio” avvenuti durante i giorni di Genova 2001. E infatti due dei condannati sono fuggiti, tecnicamente latitanti, forse – come speriamo – lontani. Sembrano gli anni della banda Bonnot, un Novecento di guardie e ladri. E, come nei film, si spera sempre che i fuggitivi ce la facciano, contro le morse della legge. Altro

Genova, l’età dell’innocenza e il mio cinismo

Ho perso l’innocenza! Da molto tempo oramai.

Genova per me. Quanto dolore nel petto nel vedere il cranio spaccato di Carlo Giuliani, che per inciso aveva la mia età e io ora ho dieci anni di più e lui sarà sempre “Carlo Giuliani, ragazzo”.

Genova, città di porto

Genova città di Faber

Genova, città delle puttane romantiche di ieri e di oggi, nelle sue viuzze

Vico dell’Amore

Piazza dell’Amor Perfetto

Genova: Piazza Alimonda Altro

La memoria breve degli anni Duemila…Dai femminismi a Se non ora quando

Recentemente mi è capitato più volte di discutere con persone diverse delle conquiste compiute nei decenni passati dalla classe operaia, dalle donne, dalle minoranze (…) e di osservare come il pensiero dominante, di destra, di sinistra, qualunquista, le consideri frutto di contrattazioni e dialettica pacifica fra le parti in questione e lo stato, conquiste sicure, garantite, intoccabili. Conquiste che vanno difese a colpi di referendum, di petizioni, con ragionevolezza, senza far rumore. Si dimenticano del tutto il contesto storico, i connotati politici e di classe da cui partirono le diverse rivendicazioni, le lotte, fatte con i corpi, lasciando anche i morti ammazzati sulle strade e nelle piazze. Si dimentica che quelle lotte furono il frutto sì di una repressione secolare, ma scaturirono da idee che si confrontavano-scontravano-si alimentavano l’un l’altra, in un momento di grande fermento culturale (anzi del più grande fermento culturale e popolare mai esistito in Italia). Mi riferisco ovviamente agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Si appiattisce tutto con la parola “estremismi”. Altro

No Tav e dis-informazione. Ovvero: l’avevo detto ieri

Ricordo come fosse oggi il 25 aprile del 1994, il mio primo venticinqueaprile in piazza. Pioveva tantissimo ed eravamo fradici ma felici. Quell’anno a Milano ci furono tafferugli, perché i poliziotti non volevano far confluire il corteo dei centri sociali con quello ufficiale. Avevo quattordici anni ed ero una ragazzina ancora ingenua, sinceramente un po’ spaventata da quanto stava accadendo e non troppo preparata visto che, oltre a una fede – allora – un po’ da cattoratorianacomunista, la motivazione della mia partecipazione al corteo era il ragazzino dai riccioli d’oro un po’ più grande di me. Sta di fatto che il ragazzino dai ricci d’oro è molto agile e si porta subito davanti alla polizia, io lo seguo estasiata dal suo coraggio, avanzo un po’ troppo e un energumeno di poliziotto mi strattona via dicendo: “comunistella di merda, troia”. Insomma poi, quello che successe quel giorno è oramai storia, Berlusconi che ha appena vinto le elezioni, un milione di persone in piazza, la Lega che sfila…il mio battesimo politico. Altro

No Tav e dis-informazione

Informazione contro contro-informazione. Sulla questione della Tav, chi non è militante o sensibile alla causa, difficilmente potrà capire davvero qualcosa, se si limita a leggere la stampa o, peggio, a guardare la televisione, vista la macchina propagandistica a favore dello scempio del territorio valsusino e degli interessi di pochi, messa in atto dall’inizio della vicenda a oggigiorno. La situazione in sostanza è questa: l’informazione delle principali testate nazionali e dei telegiornali prova a mescolare le carte per non fare capire nulla a chi non si informa autonomamente, a chi non si sbatte a cercare su internet, a chi non segue da vicino la vicenda della Tav. “Eppur si muove”, perché nonostante la scandalosa situazione in cui riversano stampa e giornalismo italiani, la vicenda della Tav sta mobilitando migliaia di persone di tutto lo stivale, come è accaduto ieri, con la manifestazione in Val Susa, segno che non tutti dormono e che non tutti si bevono le verità ufficiali, cioè le false verità, le bugie sì insomma. Come accadrà oggi nelle principali città italiane, dove dalle 18 andremo piazza di nuovo. Altro

Antifascismo: la necessità di fare chiarezza

Inoltriamo con piacere da GLF Roma questo interessante contributo, che ci è stato segnalato a seguito della pubblicazione da parte nostra del post dedicato alla lettera dei poeti “Non in nome di Ezra Pound”.

Tutto comincia con la teoria degli opposti estremismi. Quando la conflittualità sociale, che veniva dagli anni ’60, diventò lotta di classe, negli anni ’70, le forze così dette “democratiche”, che  comprendevano un vasto schieramento, dal PCI alla DC, dai partiti così detti moderati a quelli liberali, propagandarono il concetto di opposti estremismi. Altro

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