Giù le mani dalle sex workers!

Di Elisabetta Teghil

Per Jasmine . Giù le mani dalle sex workers! Qualche giorno fa è stata uccisa Jasmine, sex worker svedese e attivista dell’ organizzazione Rosa Alliance La sua storia è particolarmente esemplare. Diversi anni fa aveva perso la custodia dei suoi figli perché considerata genitore inadeguato dato che era una prostituta. I bambini erano stati affidati al loro padre, indipendentemente dal fatto che lui fosse violento e vendicativo nei confronti di Jasmine. Lo Stato svedese aveva decretato che lei non sapeva che cosa potesse essere bene per i figli dato che aveva una visione “romanzata” della prostituzione e che le mancava la comprensione di quel che viveva e non era in grado di capire che il lavoro sessuale è una forma di autolesionismo. L’ex l’aveva minacciata e pedinata in numerose occasioni, a lei non è stata mai offerta alcuna protezione. Ha combattuto con tutti i mezzi che aveva a disposizione, ha dovuto perseguire quattro diversi procedimenti legali per poter finalmente avere la possibilità di rivedere i suoi figli. Il padre dei suoi figli l’ha uccisa. Jasmine diceva sempre: “Anche se non potrò riavere i miei bambini farò in modo che tutto ciò non accada mai a nessun altr@ sex worker!“. Lo stigma che accompagna la prostituzione è fortissimo e coinvolge direttamente non solo la vita personale , ma anche tutti gli aspetti amministrativi, legali, penali attraverso quella che in termine giuridico viene chiamata “diminutio capitis” cioè la caduta di valore di qualsiasi azione venga espletata da una determinata persona: una prostituta non viene mai considerata attendibile come testimone a carico o a discarico….. come soggetto giuridico o negli atti amministrativi…… e quindi anche come donna e come madre. Altro

Su Pinar

Di GLF – Roma

Pinar Selek è stata condannata all’ergastolo a pochi giorni di distanza dall’uccisione di Sakine, Fidan e Leyla all’Istituto Curdo di Parigi.
Dietro questi avvenimenti c’è la stessa mano.
I due fatti, gravissimi,questi sì terroristici, non solo sono legati fra loro, ma lo sono anche alle vicende siriane.
L’obiettivo è sempre la Siria. Il tentativo senza esclusione di colpi di rovesciare il governo siriano ed approntare l’aggressione all’Iran.
Nessuna motivazione nobile, solo meri interessi economici, finanziari, politici. Altro

Sakine, Fidan, Leyla

Di Elisabetta Teghil

Sakine Cansiz, cofondatrice del PKK, Fidan Dogan, rappresentante del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) con sede a Bruxelles, Leyla Soylemez, giovane militante, sono state uccise con un colpo di pistola alla nuca nei locali dell’Istituto Curdo di Parigi.
Le modalità e la tempistica di quanto accaduto ci fanno presumere con fondatezza che le vicende siriane non siano estranee a queste esecuzioni.
La popolazione curda è presente non solo in Turchia, ma anche in Siria, in Iraq, in Iran. E la sua aspirazione all’autodeterminazione e all’indipendenza è un elemento con cui la politica regionale di quell’area deve fare i conti. Altro

Come femminista non ho Paese: contro la riapertura del processo a Pinar!

Ricevo dal Comitato di solidarietà Pinar Selek libera e diffondo… perché è giusto sapere e, quando possibile, fare.
Il 13 dicembre Pinar Selek, femminista antimilitarista turca, si è trovata ad affrontare di nuovo la minaccia di un ergastolo in un processo per cui è stata già assolta tre volte!
Sono 14 anni che lo Stato Turco la perseguita e giovedì c’è stata l’udienza per la riapertura del processo contro di lei da parte della 12° sezione del Tribunale penale speciale di Istanbul
Ricordiamo che Pinar è diventata un bersaglio a causa della sua ricerca sociologica condotta nel 1996, relativa alle condizioni del conflitto armato tra la Turchia e il Kurdistan e alle possibilità di riconciliazione. Altro

Sempre dalla stessa parte

di Elisabetta Teghil

A Marianna Valenti

La  “legge ” invade ogni luogo ed ogni momento della vita, ma il potere, in tutte le sue articolazioni istituzionali, vive nell’ “illegalità”.
Si finanziano le scuole private in violazione della Costituzione, si fanno guerre neocoloniali contro il dettato della Costituzione stessa.
Le leggi sono una sanzione formale dei rapporti di forza e, allo stesso tempo, i primi a disattendere le leggi sono quelli/e che le hanno promulgate, ribadendo così perchè e per chi sono state fatte.
La “legalità”, intesa come rispetto dei diritti delle cittadine e dei cittadini, è, invece, nelle lotte dei valligiani, dei pastori, dei minatori e di tutte/i quelle/i che, giorno dopo giorno, con il loro impegno, cercano di attuare il principio costituzionale che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro e sulla sovranità popolare. Altro

Certe righe…

Di Elisabetta Teghil

La Cassazione ha confermato che il “saccheggio” e la “devastazione” comportano una condanna da sei a quindici anni. Tradotto in parole povere: assaltare un bancomat, bruciare un cassonetto, magari uscire con   il carrello della spesa da un supermercato senza aver pagato…. Sapevamo  che, in questa società, il dio a cui tutto è sacrificato è la proprietà privata, ma non pensavmo che si arrivasse a tanto. Evidentemente c’è dell’altro che sta nella natura e nello scopo del G8 del 2001. Altro

La giustizia e la fuga

In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare. Già, “ci aveva visto giusto Laborit” – che, per inciso, io conosco grazie a Mediterraneo di Salvatores –, si potrebbe pensare in tempi come questi, dove la giustizia ingiusta condanna 5 persone al carcere per “devastazione e saccheggio” avvenuti durante i giorni di Genova 2001. E infatti due dei condannati sono fuggiti, tecnicamente latitanti, forse – come speriamo – lontani. Sembrano gli anni della banda Bonnot, un Novecento di guardie e ladri. E, come nei film, si spera sempre che i fuggitivi ce la facciano, contro le morse della legge. Altro

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