Giù le mani dalle sex workers!

Di Elisabetta Teghil

Per Jasmine . Giù le mani dalle sex workers! Qualche giorno fa è stata uccisa Jasmine, sex worker svedese e attivista dell’ organizzazione Rosa Alliance La sua storia è particolarmente esemplare. Diversi anni fa aveva perso la custodia dei suoi figli perché considerata genitore inadeguato dato che era una prostituta. I bambini erano stati affidati al loro padre, indipendentemente dal fatto che lui fosse violento e vendicativo nei confronti di Jasmine. Lo Stato svedese aveva decretato che lei non sapeva che cosa potesse essere bene per i figli dato che aveva una visione “romanzata” della prostituzione e che le mancava la comprensione di quel che viveva e non era in grado di capire che il lavoro sessuale è una forma di autolesionismo. L’ex l’aveva minacciata e pedinata in numerose occasioni, a lei non è stata mai offerta alcuna protezione. Ha combattuto con tutti i mezzi che aveva a disposizione, ha dovuto perseguire quattro diversi procedimenti legali per poter finalmente avere la possibilità di rivedere i suoi figli. Il padre dei suoi figli l’ha uccisa. Jasmine diceva sempre: “Anche se non potrò riavere i miei bambini farò in modo che tutto ciò non accada mai a nessun altr@ sex worker!“. Lo stigma che accompagna la prostituzione è fortissimo e coinvolge direttamente non solo la vita personale , ma anche tutti gli aspetti amministrativi, legali, penali attraverso quella che in termine giuridico viene chiamata “diminutio capitis” cioè la caduta di valore di qualsiasi azione venga espletata da una determinata persona: una prostituta non viene mai considerata attendibile come testimone a carico o a discarico….. come soggetto giuridico o negli atti amministrativi…… e quindi anche come donna e come madre. Altro