Secondo alcune e alcuni la storia è finita

Di Elisabetta Teghil

Secondo alcuni/e la storia è finita. Questa è la migliore società possibile e l’ideologia e la lotta di classe avrebbero provocato solo disastri.
Pertanto l’unico orientamento nella vita, se mai ce ne fosse uno, sarebbe la democrazia rappresentativa  e, per i laici,  il pensiero scientifico di cui si tessono acriticamente le lodi.
Le radici della illibertà non sarebbero innestate nel sociale, nello sfruttamento, nella reificazione, come ci dice la lettura marxista della società, ma nel tentativo più o meno riuscito di uscire da questa società, magari di costruirne un’altra.
Quest’area racconta la crisi come crisi del marxismo e i più dogmatici sono come sempre gli spretati/e. Il loro cavallo di battaglia è la fine dell’ideologia, contribuendo così all’ideologia neoliberista. E, da neofiti di quest’ultima, sono i primi/e nel condannare il pensiero e l’esistenza dell’Altro. Altro

Ciao Prospero!

“Certa gente non ama ricordare
Molta gente non vuole capire
Certe cose non si devono pensare
Molte cose non si possono dire”

(Erode – Ulrike)

Se c’è qualcuno che ha pagato caro, e senza sconti o riduzioni, in Italia, è senza dubbio chi ha intrapreso, durante il suo percorso politico, la scelta della lotta armata. Non di certo i politici corrotti, i mafiosi, gli stragisti neri, i ricettatori. Lo stato, vincitore su chi voleva sovvertirlo, ha comminato condanne esemplari e ha decretato come unica interpretazione possibile la propria versione dei fatti. La sinistra, il Partito Comunista prima e oggi tutto l’universo della sinistra parlamentare e associazionistica che alza il vessillo della non-violenza, non solo, come è comprensibile, non ritiene faccia parte della propria storia il percorso della lotta armata, ma da sempre ha rigettato quell’esperienza e la ha condannata al pari (e forse più) dei fascisti (per lo meno dei fascisti che non picchiano). Altro

Gli errori della memoria e la memoria degli errori: la storia patriarcale e la trasmissione matriarcale

Di Luisa Vicinelli/Armonie-Bologna

Quando si parla di memoria, inevitabilmente si intende la storia. Perché siamo tartassate dalla sua propaganda a tal punto che i riferimenti ad essa ci vengono automatici, nonostante la consapevolezza diffusa che quasi nessun protagonista della storia impara dalla storia. Ho studiato senza essere veramente consapevole che solo poche generazioni prima le uniche scuole che le donne frequentavano erano quelle che insegnavano a essere brave mogli e madri di famiglia o che permettevano al massimo un impiego in un asilo. Forse per questo ho vissuto il “pieno” diritto all’istruzione come “naturale” e quindi con quel senso critico che mi ha permesso ben presto di non trovare un senso nella storia cosiddetta ufficiale che studiavo a scuola. Altro

Mi ricordo che ai miei tempi……memoria femminista da tramandare

Di Noemi Fuscà
Intervento introduttivoIncontro Nazionale Separato
“Memoria collettiva, Memoria femminista”
15 dicembre 2012
http://coordinamenta.noblogs.org
Questo incontro mi ha dato la possibilità di riflettere sia in quanto storica e che in quanto femminista sulla memoria; abbiamo deciso di chiamare questo incontro memoria collettiva e memoria femminista perché rappresentano allo stesso modo importanti punti di vista: collettiva in quanto la Storia, quella con la S non è una storia individuale ma è la rappresentazione delle esperienze dei processi sociali di un dato periodo e di una specifica o generica comunità. Memoria femminista come recupero di un vissuto politico che oramai si è sussunto con un movimento socialdemocratico ma che per noi non è rappresentabile assolutamente da quelle donne. Altro

Scrivere storia, raccogliere memorie, fare militanza

Nella primavera del 2003, proprio qualche tempo dopo l’uccisione di Dax a Milano, mi ritrovavo a prendere una scelta sull’argomento della mia tesi di laurea in storia. Da militante antifascista, mi aveva sfiorato più volte l’idea di scrivere qualcosa sui movimenti antagonisti a Milano ma la consapevolezza di sentirmi troppo all’interno di quel meccanismo, non tanto per una questione di imparzialità rispetto all’argomento, quanto per l’eccessivo carico emotivo che una tale scelta comportava, mi fece abbandonare l’idea sul nascere. L’aggressione a Dax è stato uno degli episodi che più mi hanno colpito in tutto il mio percorso politico e personale di militante, anche perché si percepiva in quel periodo che i fascisti stavano rialzando la testa e le loro idee, assieme a quelle dei razzisti della Lega e del peggior capitalismo colonialista, si erano rafforzate, mentre il movimento , da Genova in poi, per molteplici cause, aveva sempre più perso il suo smalto. Altro

Come si fabbrica la storia? La giornata a favore dei Giusti

“E dillo qualche volta sì! Dillo che sei d’accordo con qualcosa! No Tav, No Expo, No Vat, no no no. Sembri La Bambolina di Michel Polnareff, chiusa dietro la vetrina dei suoi no!”

Che ci posso fare io se vedo grigio e mi saltano subito all’occhio gli abusi, le ingiustizie e soprattutto quel modo strumentale di farci digerire e accettare o rifiutare e demonizzare certi modi di pensare e certe ideologie.

Già ero scettica sull’istituzione della Giorno della Memoria in questi termini:

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”, Altro

Cosa resta di Berlino Est?

A Silvia, che ha sopportato queste – e altre – riflessioni, accompagnandomi per le vie della città

Per decenni ci hanno raccontato la storia del terribile mostro comunista che divorava i suoi abitanti, mentre ad Ovest tutto andava bene, al meglio. Lo ricordo da piccola, quando crollò il muro di Berlino e tutti gridavano “Libertà libertà”, finalmente il mostro era stato sconfitto e aveva vinto la nostra società, la bella società occidentale, dove tutto si poteva comprare, vendere, guadagnare se si era sufficientemente scaltri o bravi. Quel giorno mio padre, un uomo di quarantacinque anni, di fede comunista, aveva tentato di spiegarmi con commozione che per lui stava finendo un mondo, quello basato sull’ideale di uguaglianza, rappresentato dal tentativo di applicare il marxismo nella società dell’Est, che oramai sembrava in caduta libera. Altro