Compagna di scuola

Di ScateniamoTempeste

È tempo di traslochi. Di traslochi di libri. E da una scatola mezza impolverata salta fuori un quaderno che la memoria aveva sepolto.
Erano gli anni Novanta, la terza liceo, verso la maturità. Il quaderno era un metodo geniale che sostituiva i bigliettini e permetteva di non essere sgamate mentre si passava un foglio volante in classe con un lancio o di mano in mano: se usato con discrezione, si potevano scrivere poemi epici con le gaffes dei vari insegnanti e compagni, storie personali, pettegolezzi e nessuno si sarebbe accorto di niente, a parte noi due, che eravamo diventate una società per azioni “tu prendi appunti di filosofia, mentre io ti scrivo, poi con greco ci scambiamo, io prendo appunti e tu mi rispondi”. A metà anno avevamo già completato tre quaderni e nessuno si era accorto di nulla, era il nostro piccolo segreto, complice il fatto che eravamo tra le migliori della classe. Altro

In fuga 4 (da una madre o tra le sue braccia)

Ti svegli una mattina e non solo c’è l’aria di neve ma fuori c’è un paesaggio lunare e devi camminare con i doposci, che se li chiamano moonboot qualcosa c’entra di sicuro.
Prendo il treno per la città che amo e lì sono tutti con il cappottino leggero, non c’è traccia di neve e ci sono 16 gradi in più: non sembra nemmeno la stessa Italia e non lo è.
Poi ci sono facce di gente che conosco e che mi fa piacere abbracciare e stringere e ci sono facce nuove in questa ansia di socialità, che mi fa parlare tanto e ridere con il mio “fondo di tristezza infondo all’anima”. Vorrei camminare sul lungotevere ma non c’è tempo. Il tempo me lo consumano i treni, le fermate della metropolitana, i chilometri a piedi, che anche il viaggio è vita ma a volte abbiamo bisogno di arrivare e sentirci a casa, sotto la neve o sul lungotevere, ovunque ci sia un riferimento caro, dietro qualsiasi porta abbia il nome di casa. Altro

In fuga 3

Cara amica,

o forse dovrei dire “cara sorella” o “cara compagna”, qui oramai molti amici che frequentavamo si sono persi dietro falsi miti, come il progresso, il consumismo, la meritocrazia, la carriera. Ti placcano in discussioni lunghissime, quanto inutili, sul fatto che lo stato dovrebbe premiare i bravi e che l’Italia va a rotoli perché avanzano sempre i parassiti. Parlano forbito ma la banalità delle loro posizioni e il non ammettere diritto di replica, questo blabla continuo, insomma, mi secca.
Molti altri pensano che a quest’età tu ti debba fare a tutti i costi una famiglia, se non hai i figli ti chiedono sfacciatamente perché. Io rispondo sempre con cinismo che sono sterile, soprattutto ai nuovi colleghi e alle nuove colleghe, così spiazzo tutti, che chiedono scusa e non ritornano più sul discorso. Il senso di normalizzazione a tutti i costi mi turba sempre un po’ e, a volte, ci casco anche io e mi chiedo cosa ci sia di a-normale o di sbagliato in me, che non sono peter-pan o bambocciona, ma saranno fatti miei… Altro

In fuga 2

Cara amica,

non si fermano sui cieli di Gaza i reid israeliani e supera cento il numero dei morti palestinesi, mentre l’Europa dorme. La “questione palestinese” – di cui non ho gli strumenti adatti per discutere perché non so parlare politichese e tutto ciò che riesco a dire viene dallo stomaco e dal cuore – è stato uno dei primi argomenti con cui mi sono affacciata alla “politica”, quando ero poco più che adolescente e quando entrai per la prima volta nei collettivi studenteschi. Sono cambiate molte cose da allora e oggi Hamas ottiene molti consensi anche, ma non solo, grazie alle posizioni religiose radicali, che sono così lontane dal nostro modo di vivere e pensare, che per forza di cose dovrebbero obbligarci ad un discorso serio e invitarci a studiare, discutere riflettere in un dialogo che non c’è. Altro

Escapismo 1

Come faccio a spiegartele certe cose? Non mi viene proprio… Te ne devi andare e basta, non riesco a dormire con un uomo nel letto, da casa mia si va via, ok?”

Ma sono le tre e quarantacinque, Giorgia, abbi pietà, ho sonno, non puoi farmi stare sul divano? Fammi dormire un po’, cazzo, poi me ne vado. Ti ho fatto qualcosa?”

Non se ne parla i patti erano chiari, da casa mia, se sei stato con me, poi te ne vai. Te l’ho detto non riesco a dormire con un uomo nel letto. Prendi le tue cose e vai! Non sei il mio fidanzato, non mi va di svegliarmi domani e farti il caffè, non saprei cosa dirti, sono fatta così, ho voglia di star da sola… ciao. Se non vivevi con tua madre, che diosanto c’hai 30 anni, io me ne andavo da casa tua anche alle 5, senza problemi ma assieme non si dorme.”

Eh ma perché?Non ti capisco…” Altro

Di corpo e mente. E altri disagi.

Amo ridere di gusto. Però mi capita di piangere facilmente.
Passo la vita a leggere ma vorrei leggere di più. Sono curiosa.
Mi mangio le pellicine attorno alle unghie.
A volte devo respirare più forte perché mi sale l’ansia e, dall’ansia al panico, la strada è breve. Soprattutto se è notte. E io ho uno strano rapporto con la notte.
Mi piacciono i film francesi degli anni Sessanta ma anche quelli degli anni Cinquanta. Li amo a tal punto che mi dimentico i nomi dei titoli. Uno dei miei preferiti è Les Amants di Malle, con Jean Moreau, che interpreta una signora borghese stanca del marito. Che si innamora di un uomo. Ma sa già che la noia prenderà il sopravvento anche con l’amante. Perché noi siamo creature sempre alla ricerca. Anche al titolo “Les Amants”, che è facile, ci ho pensato tutto il pomeriggio. Non me lo ricordavo. E il film credo di averlo visto almeno quattro volte. Altro

Storie di tutti i giorni

A volte vorrei chiederti di ammaestrarmi come la volpe fa con il piccolo principe ma, come nella storia, sarebbe rischioso, perché poi siamo destinati a separarci e, mentre la volpe ricorda il piccolo principe quando guarda il colore del grano, a me viene malinconia nelle giornate di pioggia, mentre cammino lungo il Naviglio grande. Dovrebbero abolirle le giornate di pioggia. Altro

Voci precedenti più vecchie