Ciao Prospero!

“Certa gente non ama ricordare
Molta gente non vuole capire
Certe cose non si devono pensare
Molte cose non si possono dire”

(Erode – Ulrike)

Se c’è qualcuno che ha pagato caro, e senza sconti o riduzioni, in Italia, è senza dubbio chi ha intrapreso, durante il suo percorso politico, la scelta della lotta armata. Non di certo i politici corrotti, i mafiosi, gli stragisti neri, i ricettatori. Lo stato, vincitore su chi voleva sovvertirlo, ha comminato condanne esemplari e ha decretato come unica interpretazione possibile la propria versione dei fatti. La sinistra, il Partito Comunista prima e oggi tutto l’universo della sinistra parlamentare e associazionistica che alza il vessillo della non-violenza, non solo, come è comprensibile, non ritiene faccia parte della propria storia il percorso della lotta armata, ma da sempre ha rigettato quell’esperienza e la ha condannata al pari (e forse più) dei fascisti (per lo meno dei fascisti che non picchiano). Altro

Scrivere storia, raccogliere memorie, fare militanza

Nella primavera del 2003, proprio qualche tempo dopo l’uccisione di Dax a Milano, mi ritrovavo a prendere una scelta sull’argomento della mia tesi di laurea in storia. Da militante antifascista, mi aveva sfiorato più volte l’idea di scrivere qualcosa sui movimenti antagonisti a Milano ma la consapevolezza di sentirmi troppo all’interno di quel meccanismo, non tanto per una questione di imparzialità rispetto all’argomento, quanto per l’eccessivo carico emotivo che una tale scelta comportava, mi fece abbandonare l’idea sul nascere. L’aggressione a Dax è stato uno degli episodi che più mi hanno colpito in tutto il mio percorso politico e personale di militante, anche perché si percepiva in quel periodo che i fascisti stavano rialzando la testa e le loro idee, assieme a quelle dei razzisti della Lega e del peggior capitalismo colonialista, si erano rafforzate, mentre il movimento , da Genova in poi, per molteplici cause, aveva sempre più perso il suo smalto. Altro